testo tratto da Il Sole 24 Ore del 20 gennaio 2018

 

Replicare quanto si sta facendo per l’emergenza idrica con il sostegno di Bei anche per l’altra emergenza tutta italiana, quella dei rifiuti. È quello che potrebbe avvenire già nel 2018 quando la Banca europea degli investimenti potrebbe rendersi disponibile per sostenere il nostro Paese in un vero piano nazionale per ammodernare la gestione del ciclo dei rifiuti. Che da noi, soprattutto nelle grandi città, resta un problema mentre in altri Paesi è diventata una opportunità di sviluppo.

 

Il progetto è già allo studio. E il modello da utilizzare potrebbe essere quello impiegato per la messa in sicurezza del sistema idrico dove gli sprechi e le perdite d’acqua degli acquedotti sono stati sempre all’ordine del giorno. Qui si è scelto un approccio nazionale con la disponibilità di fondi Bei (legati al piano Juncker) per finanziare i progetti di società idriche in tutto il territorio con operazioni di grande impatto come quello dell’acquedotto pugliese (valore 200 milioni) con interventi sulla rete distributiva per ridurre le perdite e migliorare la qualità dell’acqua. La Bei è stata a fianco delle utilities più grandi con i suoi finanziamenti anche direttamente, mentre per quelle più piccole è stato sperimentato un «idrobond», come nel caso di 9 utilties venete che hanno emesso attraverso un veicolo ad hoc un bond che è stato poi acquistato dalla Bei.

Il terreno della gestione dei rifiuti non è tra l’altro nuovo alle operazioni della Bei che negli anni ha finanziato progetti importanti come il termovalorizzatore di Torino, una delle più grandi strutture di questo tipo realizzate utilizando il project financing (l’investimento complessivo è stato di 445 milioni di euro, 358 da istituti finanziatori con la Bei in prima fila ). Nel 2015 è stato finanziato con 80 milioni anche il termovalorizzatore di Firenze.

Che serva un’operazione su scala nazionale lo dimostra anche un’altra storia di successo che ha visto la Bei protagonista: è il piano nazionale sulle scuole sicure con 1600 cantieri tutti tracciati e 2,7 miliardi di investimenti . «Quando dovevamo finanziare la fase due del piano i funanzionari tedeschi e e olandesi non volevano credere ai loro occhi per il dettaglio della rendicontazione dei progetti», racconta il vice presidente della Bei, Dario Scannapieco.

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