testo tratto da Il Tirreno del 31.08.2017

 

CAMPIGLIA «Una scelta miope che non dà futuro ai lavoratori, all’ambiente e al turismo». Così i consiglieri del M5s, Daniele Fioretti e Cristina Chesi, commentano il rinnovo della concessione delle cave a tempo indeterminato fino a esaurimento volumi. I due consiglieri fanno riferimento al consiglio comunale di ieri mattina: «Il tema principale è stato la delibera portata in approvazione dalla maggioranza, in cui si rinnova a tempo indeterminato la concessione di estrazione nella cava di Monte Calvi, in scadenza nel 2018, fino a esaurimento dei volumi previsti e l’aumento della superficie di attività estrattiva».

 

Il M5s ha votato no: «La situazione andava presa in mano almeno 10 anni fa. La relazione di impatto ambientale redatta dal geologo incaricato dal Comune per la Vas riporta un grafico molto interessante sui possibili effetti negativi e positivi dell’atto. 6 voci sono di color arancione con possibili effettivi negativi significativi su lotta ai processi di cambiamento climatico, salvaguardia della natura e della biodiversità, uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti, una è di colore verde con possibile effetto positivi significativo, condizioni socio-economiche e tutela dell’occupazione.

Quindi è chiaro che ancora una volta quest’amministrazione sta barattando l’occupazione temporanea per qualche anno, con un certo peggioramento delle condizioni ambientali con ricadute su aria, acqua, suolo, morfologia del territorio, termalismo, incremento dei rifiuti, assetto idrogeologico, preservazione del patrimonio culturale (Parco di San Silvestro)». «La superficie di attività estrattiva verrà aumentata di circa 3 ettari – proseguono – la quale verrà utilizzata per il passaggio dei camion senza incrementare i volumi di escavazione.

Osservando le cartine e il Vas possiamo notare che tale zona è interessata da zone di pericolosità da frana elevata Pfe, con un possibile rischio per i lavoratori impiegati nel perimetro. La cava è circondata da una zona molto vasta idrotermale e nel rapporto vi è questa dichiarazione: “l’acquifero carbonatico dei monti di Campiglia è in uno stato buono, mentre quello del macigno risulta non buono (scarso). È inoltre opportuno evidenziare che l’unità idrogeologica dei calcari dei monti di Campiglia presenta soprattutto interesse idrotermale in quanto alimenta le sorgenti del Calidario, di Canneto e di Caldana utilizzate dagli stabilimenti turistici/balneoterapici e pertanto assume anche un valore di tipo economico “.

Agire sempre all’ultimo momento, per emergenza, con un tampone che non risolve stabilmente la situazione è una pratica usata da troppo tempo dalle amministrazioni, le quali fanno sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Servirebbe altresì una visione lungimirante di lungo periodo per dare un futuro a tutti i soggetti interessati, non per i prossimi 3-4-5 anni, ma per decenni». Secondo il M5s invece bisognerebbe «impostare una politica virtuosa di riduzione dei volumi di escavazione aumentando al contempo l’attività di riciclo degli inerti. Esistono esempi virtuosi sia in Italia che all’estero ed è certificato che a parità di un volume di escavazione di 100mila metri cubi annui un impianto tradizionale occupa direttamente 9 persone, mentre un impianto di riciclo ne occupa 12, il 30 % in più.

Inoltre crediamo che ci siano le condizioni e gli attori a livello territoriale per creare una vera politica alternativa all’escavazione: Comune, Rimateria e Pmi che si occupano di riciclo/riuso di inerti dovrebbero unire le forze e gestire questa fase di transizione, non esaurendo i volumi e creando occupazione ambientalmente sostenibile nel tempo».

«Non crediamo al rimpallo delle responsabilità tra Comune e Regione – concludono i consiglieri M5s – ma chiediamo che quest’amministrazione richieda il giusto canone di concessione alle attività estrattive, oggi fermo a un decreto regio del 1927, e con le risorse poter investire nella transizione. I nostri canoni sono 6 volte inferiori all’Inghilterra e 11 volte rispetto alla Danimarca, 0,46 euro al mc in Italia, contro 5 euro al mc in Danimarca, i quali hanno portato la percentuale di materiale riciclato utilizzato al 90 %, noi siamo fermi al 9%. Pensate che nel porto di Piombino non è stato utilizzato un grammo di materiale riciclato, non rispettando le raccomandazioni sulle opere pubbliche».

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