testo tratto da Il Sole 24 Ore del 13 aprile 2019

Copenaghen «L’esperienza che abbiamo fatto ci sarà utile per raccogliere dati. Entro la fine dell’anno presenteremo una nostra proposta per risolvere il problema dei rifiuti a Roma. Contiamo di organizzare a ottobre un forum internazionale dove presenteremo anche il nostro piano strategico per la città».

A parlare è Filippo Tortoriello, presidente di Unindustria, che ha guidato una missione a Copenaghen, composta anche da rappresentanti della camera di commercio di Roma e delle università della regione. Obiettivo: studiare il modello della capitale danese sulla gestione dei rifiuti..

Punto centrale della missione è stata la visita al nuovo termovalorizzatore Amager Bakke. Aperto nel 2017 in sostituzione del vecchio impianto, è già operativo al 95%: nei prossimi due mesi verrà completata la pista da sci sul pendio lungo 200 metri del tetto della struttura. Pista con un fondo in plastica fornito dalla Neveplast, ditta italiana di Nembro (Bergamo). La società proprietaria dell’impianto, la Arc, è controllata oltre che dal comune di Copenaghen, anche da altri quattro municipi limitrofi. L’impianto è costato 550 milioni di euro. Amager Bakke ha una automazione molto spinta: ci lavorano solo 40 addetti. Il fatturato annuo è pari a 70 milioni. Un quarto dei costi è coperto dalla tassa locale sui rifiuti, mentre i quattro quinti vengono dalla produzione di energia. Questa, a sua volta, è per tre quarti calore per il riscaldamento (per 160mila abitazioni) e per un quarto elettricità (62.500 abitazioni).

La decisione di aprire una pista da sci sull’impianto è nata dalla convinzione che il successo della opera dipendeva dalla possibilità di essere accettata dalla comunità: presto verranno aperti anche sentieri da trekking, un ristorante e una parete artificiale d’arrampicata alta 85 metri. Amager Bakke, tuttavia, non è passato senza resistenze: dalla richiesta di autorizzazione fino alla costruzione sono passati 8 anni. Soprattutto, gli oppositori facevano notare la contraddizione di una politica comunale dei rifiuti che se da una parte puntava ad aumentare la raccolta differenziata, dall’altra portava alla costruzione di un termovalorizzatore che aveva una capacità di bruciare rifiuti superiore al necessario.

All’inizio era stato imposto un limite di 400 mila tonnellate di rifiuti all’anno. Un tetto antieconomico per il funzionamento dell’impianto, tanto che ora vengono smaltite 560mila tonnellate l’anno, il 20% importato dall’estero (in primis Gran Bretagna). Se Copenaghen ha 600mila abitanti e quasi 300mila tonnellate di rifiuti domestici l’anno, Roma ha 2,8 milioni di abitanti e quasi 1,7 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti. Un paragone improponibile, tuttavia la capitale d’Italia ha molto da imparare da quella danese. «Copenaghen – spiega Tortoriello – ha una progettualità di lungo periodo, che non cambia con l’avvicendarsi delle amministrazioni, e ha puntato molto sul coinvolgimento dei cittadini».

La missione ha fatto tappa anche alla sede di Dansk Industri, la Confindustria danese: il vice direttore Peter Thagesen ha ribadito i forti legami tra le aziende locali e quelle italiane.

Andrea Marini

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