testo tratto da Il Sole 24 Ore del 17 maggio 2019

Fare impresa in mezzo a una «cronica e esasperante carenza di infrastrutture» è sempre più difficile per gli industriali di Prato, Pistoia e Lucca riuniti ieri per l’assemblea di Confindustria Toscana nord.

Una carenza di strade, ferrovie, aeroporti e interporti che si somma ora in modo drammatico a quella di impianti per smaltire gli scarti industriali, prodotti dalle aziende dell’area durante il ciclo di lavorazione: 50mila tonnellate l’anno di scarti tessili, 120mila tonnellate di fanghi e pulper dell’industria cartaria, 80mila tonnellate di marmettola dell’industria lapidea. In tutto 250mila euro di rifiuti speciali che in parte potrebbero essere riutilizzati – ha sottolineato il presidente di Confindustria Toscana nord, Giulio Grossi, rieletto per un altro biennio – se ci fossero normative più chiare sui sottoprodotti e sul cosiddetto “end of waste”, ma che in ogni caso «vanno in parte bruciati, perché tutti non si possono riutilizzare», spiegano gli industriali.

Il modello è il termovalorizzatore di Brescia, utilizzato oggi dalle aziende toscane con costi crescenti di trasporti (su gomma) e smaltimento. Da qui la richiesta del presidente Grossi all’indirizzo della Regione Toscana e degli enti locali: «Costruiamo insieme, noi privati e voi istituzioni pubbliche, un impianto di smaltimento che serva sia per i rifiuti urbani che per quelli industriali, così da rassicurare i cittadini, risolvere due problemi in uno e superare tutti gli ostacoli che fino a oggi hanno impedito di fare passi avanti».

E per dimostrare che il traguardo è possibile, Confindustria Toscana nord ha invitato all’assemblea il presidente degli industriali bresciani, Giuseppe Pasini: «Il termovalorizzatore di Brescia brucia 735mila tonnellate di rifiuti all’anno tra urbani e speciali e produce 553mila gigawattora – ha detto Pasini – e ha dato un sostegno sociale al territorio. Le tecnologie per recuperare i rifiuti oggi sono sempre più avanzate, ma una parte deve comunque essere smaltita e l’impresa non può essere lasciata solo su questi temi».

Invece è proprio la “solitudine” che preoccupa gli industriali di Confindustria Toscana nord: «Il problema è così grave e impellente da farci rischiare il fermo di molte produzioni – ha scandito Grossi -. I termovalorizzatori non sono la negazione dell’economia circolare ma il suo ultimo e necessario anello».

Dalle aziende pubbliche di rifiuti urbani, rappresentate dal presidente di Cispel toscana Alfredo De Girolamo, è arrivato un convinto “sì”: «Lavoriamo e pianifichiamo insieme». Ma il dialogo tra gli industriali e la Regione, rappresentata dagli assessori Vincenzo Ceccarelli (Infrastrutture) e Federica Fratoni (Ambiente), è sembrato il classico “dialogo tra sordi”, che lascia poche speranze sulla possibilità di dare gambe alla proposta di termovalorizzatore pubblico-privato avanzata da Grossi.

«La Regione sta valutando il progetto di pirogassificatore presentato dall’azienda Kme che prevede il riutilizzo degli scarti delle cartiere», ha spiegato l’assessore Fratoni.

Sulle infrastrutture carenti nell’area – un lungo elenco di opere che va dagli assi viari di Lucca all’ampliamento dell’interporto di Prato, dal raddoppio della ferrovia Pistoia-Lucca alla nuova pista dell’aeroporto di Firenze, dall’asse di penetrazione verso il porto di Viareggio alla tangenziale di Collodi – si è soffermato il presidente di Ance, Gabriele Buia: «Non vogliamo più vedere un Paese bloccato, un Paese che non cresce per colpa del sistema-Stato che soffoca con un peso normativo grandissimo».

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