testo tratto da La Nazione del 02 ottobre 2018

FIRENZE . LA TOSCANA ha deciso di non fare il termovalorizzatore di Case Passerini. Il governatore Rossi ha cambiato idea. Ma dopo il no a un impianto la cui realizzazione, dopo tante polemiche, era ormai prossima, resta da capire come chiudere il ciclo dei rifiuti per evitare il rischio di nuove emergenze regionali come quella che a giugno è seguita alla chiusura del termovalorizzatore di Pisa.

 

Enrico Rossi

La Regione Toscana a luglio ha stabilito i nuovi obiettivi, fissando di portare entro il 2020 la raccolta differenziata al 70%, di ridurre l’incenerimento dei rifiuti al 20% e i rifiuti destinati a discarica al 10%. Per l’Ato Toscana centro, quello che comprende Firenze, Prato e Pistoia, dove la raccolta differenziata viaggia già a livelli vicini e in alcuni casi superiori agli obiettivi stabiliti dalla Regione, resteranno comunque circa 180-200mila tonnellate di rifiuti da smaltire ai quali si aggiungeranno un 10-20% di scarti legati alla raccolta differenziata.

IL TERMOVALORIZZATORE di case Passerini sarebbe servito a chiudere il ciclo. Ma non si farà più. Un’area con quasi un milione e mezzo di abitanti e circa 12-14 milioni di turisti non ha un impianto di termovalorizzazione. I rifiuti per ora continueranno ad andare in discarica, nella zona costiera della Toscana e nel Valdarno. A luglio le dodici aziende che gestiscono lo smaltimento dei rifiuti hanno scritto al governatore Rossi denunciando il rischio di una imminente emergenza rifiuti e un preoccupante blocco degli impianti. Il termovalorizzatore di Pisa è stato chiuso, quello di Firenze a Case Passerini non si farà più, quello di Montale si fermerà nel 2023, quello di Livorno nel 2021.

Alcuni mesi fa la chiusura dell’impianto di Pisa ha provocato una emergenza anche perché la Toscana si è trovata d’improvviso a dover piazzare circa 40mila tonnellate di rifiuti in più. La soluzione è stata trovata con un provvedimento straordinario che dispone il trasferimento fino a fine anno di 10mila e 500 tonnellate di rifiuti dall’Ato centro a quello della zona costiera. In prospettiva il problema resta. Se non viene scelta la strada di fare termovalorizzatori resta da definire comunque come chiudere il ciclo dei rifiuti.

IL PIANO della Regione, alternativo all’incenerimento, punta sull’economia circolare. Spingere al massimo tutta la fase del riutilizzo dei rifiuti. Ma anche in questo caso, limitandosi al comparto dei rifiuti urbani, anche con una raccolta differenziata del 70% resterà circa il 30% di indifferenziati da smaltire oltre al 10-15% di scarti da riciclo. Come verrà chiuso il ciclo dei rifiuti? E questa la domanda che da tempo circola e alla quale la Regione è chiamata a dare una risposta. Per evitare il ripetersi di emergenze come quella del maggio scorso.

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