testo tratto da Corriere della Sera del 26 giugno 2019

di Gian Antonio Stella

«In ambito europeo, è stata stimata la presenza di circa 342.000 siti contaminati, dei quali solo il 15% sottoposto a interventi di risanamento ambientale». Traduzione: 290.700 luoghi più o meno gravemente contaminati, nel nostro vecchio continente, non sono mai stati sottoposti a una bonifica.

Ma chi diffonde queste notizie «allarmistiche» che scoraggiano gli investimenti degli imprenditori col pelo sullo stomaco? I fanatici dell’ambientalismo che rimpiangono il mondo bucolico? Macché: è tutto scritto nell’ultimo rapporto ufficiale di «Sentieri», Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e finanziato dal Ministero della salute per «studiare la mortalità delle popolazioni residenti nei SIN (Siti di interesse nazionale per le bonifiche)».

I siti italiani contaminati in attesa d’essere bonificati, secondo l’Ispra, sono 12.482. E di questi ben 58 (41 sotto la responsabilità del Ministero della salute e 17 delle Regioni) sono bollati come «gravemente inquinati e a elevato rischio sanitario». In un Paese serio la gente non ci dormirebbe di notte e men che meno i politici ai quali spetta la responsabilità di occuparsi del territorio e dei cittadini. E invece, a parte il ministro dell’Ambiente Sergio Costa che rischia d’esser fatto fuori al primo rimpasto («Per difendere l’ambiente non puoi bloccare lintero Paese», tuona Matteo Salvini) avete sentito grida d’allarme? Zero. O quasi. Eppure, come ha ricordato su La Sicilia a tutta pagina Mario Barresi approfondendo il caso dei quattro siti siciliani particolarmente a rischio, ci sono nel nostro Paese pezzi di patria che sprofondano tra i veleni.

Per citarne uno, Gela, «dove è in atto la svolta green della raffineria Eni», scelta obbligata visto che i dati di contaminazione del suolo denunciano il «superamento di limiti normativi in alcuni casi di migliaia di volte». Rileggiamo: «migliaia di volte». L’incubo è che con le piogge, «i contaminanti possano essere stati assorbiti dal suolo e trasferiti nel comparto aereo e nelle acque sotterranee con conseguente rischio sanitario per la popolazione», a partire da quello del «consumo di frutta o vegetali coltivati in aree contaminate». E «loro» lì, giorno dopo giorno, a baruffare sulle ambizioni di Alessandro Di Battista invitato «a cercar lavoro altrove» o sui mini bot da «Monopoli» di Claudio Borghi invitato da Giancarlo Giorgetti a puntarli sulla Svezia E poi si stupiscono se Greta sfonda tra i ragazzi di tutto il mondo?

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