testo tratto da La Nazione del 4 giugno 2019

L’EMERGENZA rifiuti tessili arriva a una svolta. Dopo mesi di botta e risposta con i toni che in più occasioni si sono alzati, ecco che dal vertice convocato in Regione ieri mattina arriva una prima risposta.

Non una soluzione definitiva, ma un punto di partenza per dare risposte a imprenditori e artigiani. La Regione ha individuato un’area in cui stoccare i cascami tessili. SI TRATTA di una discarica già esistente nel comune di Firenze di proprietà di Alia e che dal mese di luglio potrebbe prendere in carico i rifiuti tessili prodotti da Prato. La Regione ha promesso di impegnarsi a fornire in tempi rapidi le autorizzazioni necessarie perché l’area possa accogliere anche scarti tessili; dal canto loro le imprese pratesi si impegneranno ad utilizzare il servizio.

I costi di smaltimento saranno quelli di mercato, senza nessun aggravio. Presenti all’incontro di ieri il governatore Enrico Rossi, l’assessore all’ambiente Federica Fratoni, il sindaco Matteo Biffoni insieme alle categorie economiche (Confindustria, Confartigianato, Cna) e Arpat. Una soluzione messa in campo per rispondere all’emergenza: le aziende pratesi continuano ad avere i loro piazzali pieni di sacchi neri. E con l’estate alle porte si affacciano ulteriori problemi legati alle temperature elevate e al rischio incendi. Con una nuova area di stoccaggio almeno questo problema – quello delle imprese trasformate in discariche – sarà risolto.

Gli imprenditori potranno tirare un sospiro di sollievo e liberare i piazzali dai sacchi neri. Resta però aperta tutta la partita del recupero, ma per risolvere questa i tempi sono tutt’altro che immediati. D’altra parte le associazioni di categoria da anni stanno battendo i pugni per chiedere di semplificare l’iter la burocratico e favorire il recupero degli scarti di lavorazione riconoscendoli materia prima seconda e quindi permettendo di rimetterli nel ciclo della produzione. Allo stesso tempo Confindustria chiede che siano realizzati impianti di smaltimento, ma anche in questo caso i tempi di risposta hanno un orizzonte di anni. Entro la fine del mese la Regione produrrà una bozza dell’accordo che sarà sottoposto alle categorie economiche. Si tratta di circa 50mila tonnellate all’anno di cascami che devono essere prima stoccati in discarica e poi smaltiti.

LA QUESTIONE degli scarti tessili è emersa con tutte le sue difficoltà a partire da gennaio 2017, quando a Prato è entrata in vigore la deassimilazione, ossia da quando gli scarti di lavorazione sono diventati rifiuti speciali. Da allora è stato una crescendo di problemi: prima il fenomeno dei sacchi neri abbandonati ad ogni angolo della città, poi i costi di smaltimento che sono arrivati a superare i 270 euro a tonnellata. Fino al sistema di recupero andato in tilt a pochi mesi dalla partenza per la mancanza di discariche. Ora, dopo due anni di battaglie, uno spiraglio si intravede.

Silvia Bini

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