testo tratto da EdilTecnico del 02 agosto 2019

I rifiuti provenienti dal settore delle costruzioni e demolizioni (capitolo a parte dell’Elenco Europeo dei rifiuti) sono stati circa 57 milioni di tonnellate secondo l’ultimo rapporto ISPRA. I rifiuti non pericolosi sono costituiti per il 71% da terre e rocce da scavo, per il 16,2% da rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione, e il restante 12,8% da altre tipologie di rifiuti. Il 75,7% dei rifiuti non pericolosi viene smaltito in discariche per rifiuti inerti, il 20,4% in discariche per rifiuti non pericolosi e il restante 3,9% in discariche per rifiuti pericolosi.


I rifiuti pericolosi, invece, sono costituiti per il 68% da rifiuti contenenti amianto, per il 17,6% da altri materiali isolanti, e il restante 14,4% è rappresentato da altre tipologie di rifiuti.
Cosa ve ne pare? L’Italia, da quanto dichiara sempre ISPRA, sembra eccellere per quanto riguarda il riciclo ma anche in edilizia?
Il Rapporto Rifiuti Speciali, presentato lo scorso luglio, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art.189 del d.lgs. n. 152/2006.

Ma tornando ai rifiuti dell’ambito edile, dove finiscono davvero? E quanto di questi si può riciclare?
Rifiuti edilizia e ISPRA, ecco dove finiscono i materiali di costruzioni e demolizioni
Aumenta quindi il recupero di materia, ma aumentano anche i rifiuti speciali. Un +2,9% si è registrato tra il 2016 e il 2017, pari a circa 4 milioni di tonnellate. Una percentuale doppia rispetto a quella del Pil nello stesso periodo, pari a +1,6%.
Bisogna di fatto ricordare che anche il processo di riciclo dei rifiuti, produce rifiuti. Secondo i dati, si sono prospettati per i rifiuti speciali quattro scenari diversi:
il 67,4 % sono stati riciclati con recupero di materia;
l’8,2 % è stato conferito in discarica;
il 10,9 % ha subito altre operazioni di smaltimento;
l’1,4 % è stato avviato al coincenerimento;
lo 0,9 % all’incenerimento.

E il settore costruzioni?
Il maggior contributo alla produzione complessiva arriva dal settore delle costruzioni e demolizioni, che con oltre 57 milioni di tonnellate, concorre al 41% del totale prodotto.
Le attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento ambientale rappresentano il 25,7% del totale (quasi 36 milioni di tonnellate), l’insieme delle attività manifatturiere il 21,5% (quasi 30 milioni di tonnellate).
A livello di macroarea geografica è il Nord che produce più rifiuti speciali, quasi 81 milioni di tonnellate (pari, in termini percentuali, al 58,3% del dato complessivo nazionale), seguita dal Sud con quasi 33 milioni di tonnellate (23,7%) e dal Centro con circa 25 milioni di tonnellate (18% del totale nazionale). La Lombardia produce il 22,2% del totale dei rifiuti speciali generati (30,8 milioni di tonnellate) seguita dal Veneto e dallEmilia-Romagna con circa il 10% della produzione nazionale (rispettivamente pari a 15,1 milioni di tonnellate e 13,7 milioni di tonnellate).

Gli impianti di gestione dei rifiuti speciali operativi sono 11.209 di cui 6.415 situati al Nord, 2.165 al Centro e 2.629 al Sud. In Lombardia sono localizzate 2.176 infrastrutture, il 20% circa del totale degli impianti presenti sul territorio nazionale. Gli impianti dedicati al recupero di materia sono 4.597 (41% del totale).
Circa 20,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali sono utilizzati, in luogo delle materie prime, allinterno del ciclo produttivo in 1.307 impianti industriali. Tali stabilimenti riciclano il 20% del totale dei rifiuti recuperati a livello nazionale.

Esiste l’economia circolare per i rifiuti edili?
L’economia circolare, specie in edilizia, non è ancora di certo operativa: mancano tasselli importanti, primo tra tutti la carenza di impianti in Italia, motivo per cui i rifiuti che non possono essere smaltiti in modo idoneo qui da noi circa 3,1 milioni di tonnellate vengono esportati allestero, soprattutto in Germania, ad un costo molto elevato.
Le materie prime seconde che sono necessarie all’industria italiana soprattutto rifiuti metallici per le acciaierie della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia arrivano dall’estero, per un totale di 6,6 milioni di tonnellate.
Come dichiara il direttore ISPRA Alessandro Bratti, importiamo materiali necessari all’industria italiana, ma esportiamo rifiuti che non abbiamo modo di trattare adeguatamente con impianti. E questi rifiuti, che l’Italia non riesce a smaltire, sono costituiti per il 50% da scarti provenienti dagli impianti di trattamento dei rifiuti, delle acque reflue, dalla potabilizzazione dell’acqua.

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