testo tratto da La Nazione del 27 settembre 2018

RINCARI fino al 30 per cento per svuotare i pozzi neri, bagni inutilizzabili in luoghi pubblici e privati, chiusura delle ditte di autospurgo. E questo lo scenario che si prospetta se non sarà trovata una soluzione in tempi brevi all’emergenza smaltimento fanghi.

 

A lanciare l’allarme gli amministratori di condominio e le imprese di autospurgo di Firenze e dellintera regione, che proprio ieri pomeriggio si sono riunite per fare il punto e costituire la nuova sezione di Cna, Fita Autospurgo. Nel solo circondario fiorentino sono circa 45 le ditte, per un totale di circa 350 addetti. Nella regione 350 le imprese, che danno lavoro a oltre 6mila addetti. Prima della sentenza del Tar, i fanghi delle svuotature delle fosse biologiche finivano nei depuratori della Lombardia. Ora non più. A INIZIO AGOSTO la Regione ha cercato di risolvere la situazione con un’ordinanza del presidente Enrico Rossi, che per superare l’emergenza ha stabilito che i fanghi devono essere smaltiti tutti utilizzando le discariche esistenti in terra di Toscana. Nell’ordinanza è però rimasto fuori, perché privato, il depuratore Gida di Prato, nel quale finiscono la maggior parte dei fanghi provenienti da Firenze e dalla Piana.

Due le conseguenze di una situazione che, a detta di amministratori e ditte di autospurgo, è diventata insostenibile: le imprese, che lavorano meno ma devono sostenere costi maggiori, rischiano di entrare in sofferenza o chiudere, i cittadini che devono svuotare la fossa biologica si ritrovano a spendere un salasso, anche fino al 30 per cento in più che prima dell’emergenza. «E via via che il tempo passa, i costi potrebbero ulteriormente lievitare commenta Alessandro Ferrari, presidente di Confartamministatori perché le ditte di autospurgo conferiranno i fanghi sempre più lontano. E già capitato che qualcuno sia andato fino ad Ancona». Ma c’è anche un rischio peggiore. «Molte ditte hanno iniziato a liberare solo parzialmente le fosse biologiche, visto che hanno il problema di smaltire i fanghi. POTREBBERO però anche ritardare le svuotature e questo per i cittadini significa non poter più utilizzare il bagno», sottolinea Ferrari. «Cosa succederà se diventano inagibili i bagni di ristoranti o locali del centro di Firenze?», chiede il presidente di Confartamministratori.

Replica l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni: «Stiamo lavorando per far rientrare nell’ordinanza, che si rivolge ad un servizio pubblico, anche il depuratore Gida, ma dobbiamo fare una serie di verifiche perché non solo è un soggetto privato, ma tratta fanghi industriali e non civili». «Comprendo le difficoltà prosegue l’assessore ma le ditte di autospurgo possono rivolgersi anche ad altri soggetti, anziché a Gida, e trovare soluzioni alternative». «In ogni caso conclude Fratoni stiamo facendo il massimo per risolvere la situazione: siamo stati i primi in Italia a fare l’ordinanza, cè un tavolo tecnico aperto su questo tema, incontrerò non appena mi è possibile gli autospurghisti».

 

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