testo tratto da riusa.eu del 31 ottobre 2018

Nel novembre 2016, il Ministero dell’Ambiente giapponese aveva avvertito che il suo paese avrebbe prodotto 800.000 tonnellate di rifiuti solari entro il 2040 e in quel momento non era ancora in grado di gestire tali volumi. Lo stesso anno, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili stimava che ci fossero già allora 250.000 tonnellate di rifiuti da pannelli solari in tutto il mondo e che questo numero sarebbe cresciuto fino a 78 milioni entro il 2050. “Si tratta di un’incredibile quantità di crescita,” afferma Mary Hutzler, dell’Istituto per la ricerca energetica. “Sarà un grosso problema.”

 

Di solito, i pannelli sono garantiti per 25-30 anni e possono durare anche di più. Ma essendo l’industria solare cresciuta in modo notevole, il mercato è stato invaso da pannelli fabbricati a basso costo le cui prestazioni potrebbero crollare in meno di cinque anni, secondo il caporedattore di Solar Power World, Kelly Pickerel.

Per capire l’entità del problema dei rifiuti solari, è utile capire come sono costruiti i pannelli. Esistono diversi tipi di pannelli solari, ma la maggior parte di essi contiene alluminio, vetro, argento e un materiale elastico chiamato etilene-vinil acetato. Il problema è che possono anche contenere materiali più pericolosi e talvolta cancerogeni come piombo, cromo e cadmio. Sono sigillati con vetro e sono molto sicuri. Ma quando il vetro si rompe o i pannelli sono danneggiati, queste sostanze possono rilasciare.

Questo rischio è particolarmente alto con i pannelli solari di scarsa qualità installati in aree con condizioni meteorologiche estreme, come uragani e grandine. Venti e pioggia possono rompere il vetro, permettendo alle sostanze chimiche di filtrare nel terreno e poi nel sistema idrico, secondo Hutzler. Pickerel sottolinea che sebbene l’energia solare abbia aiutato Puerto Rico a riprendersi dopo l’uragano Maria, c’erano alcune zone dell’isola dove i pannelli erano danneggiati. “In quelle situazioni, dobbiamo assicurarci di raccogliere i pannelli danneggiati,” afferma.

Per essere chiari, i pannelli solari danneggiati che rilasciano sostanze tossiche non rappresentano un rischio enorme, oggi, soprattutto in relazione al fatto che essi stessi sono di aiuto per affrontare i pericoli a breve termine del riscaldamento globale e soprattutto rispetto agli altri pericoli generati dagli uragani. Ma dobbiamo tenerlo presente poiché gli esperti di cambiamenti climatici suggeriscono che questi eventi meteorologici estremi saranno sempre più frequenti.

I pannelli solari sono solo una parte del problema dei cosiddetti RAEE, ovvero i rifiuti elettronici, che oggi è la categoria di rifiuti in più rapida crescita. La Cina una volta riceveva circa il 70% dei rifiuti elettronici mondiali, ma da un paio di anni ha fortemente limitato le importazioni. Da allora, i paesi occidentali hanno iniziato a spedire i loro rifiuti nei paesi del Sudest asiatico, ma non è una soluzione a lungo termine. Per esempio, le aziende a volte vendono pannelli vecchi (ma funzionanti) ad altri paesi che li accettano, ma anche questo è in realtà un movimento di rifiuti mascherato.

Il riciclo dei pannelli non è economicamente vantaggioso in questo momento. I pannelli solari contengono alcuni materiali preziosi, tra cui argento e rame, ma non tanto quanto i cellulari e altri gadget. E sicuramente non contengono abbastanza per compensare gli alti costi di estrazione in sicurezza.

In più, le prospettive non sono certo rosee per i riciclatori, visto che sta aumentando l’efficienza dei processi produttivi, e i costosi materiali preziosi stanno diminuendo in quantità (vedi Pannelli solari sempre più difficili da riciclare). Di conseguenza, l’Electric Power Research Institute suggerisce la conservazione di vecchi pannelli a lungo termine, sistema del tutto simile a una discarica, come opzione più pratica fino a quando non sarà individuata un’adeguata tecnologia di riciclo.

Tuttavia, i produttori ci stanno pensando: la Solar Energy Industries Association, per esempio, sta lavorando in sinergia con i principali centri di riciclaggio nella speranza di risolvere questo problema in anticipo. Due anni fa, la SEIA ha istituito un programma nazionale di riciclaggio, che si rivolgeva ai riciclatori statunitensi per coadiuvarli nei loro processi.

In questo momento stanno lavorando con cinque centri di riciclo. I volumi sono bassi in questo momento. Un vantaggio, visto che si tratta di sperimentare, ma anche un problema, visto che si fatica a trovare riciclatori interessati, dal momento che il riciclo è pratica a grandi economie di scala.

Una delle soluzioni che i politici stanno prendendo in considerazione è una tassa sul costo dei pannelli solari nuovi che finanzierebbe la loro rimozione e il loro riciclo. A giugno, in Europa è stato aperto il primo impianto di riciclaggio di pannelli solari. Questi sono tutti piccoli passi nella giusta direzione, ma abbiamo ancora bisogno di un piano completo prima che i pannelli si spengano.

Il fotovoltaico è una tecnologia promettente, ma dobbiamo anche pensare a cosa succederà dopo.

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