In ballo i 50 milioni di euro promessi nel 2014 e ancora in sospeso. Le operazioni preliminari prevedono però la rimozione dei cumuli di rifiuti speciali stoccati nella LI53 e nella 36 ettari: con quali tempi e soldi?

testo tratto da greenreport.it del 6 Agosto 2019

di Luca Aterini

«Invitalia, in qualità di soggetto affidatario, ha finalmente trasmesso alla Regione Toscana il progetto definitivo della Messa in sicurezza operativa della falda del Sin di Piombino, finanziato con l’Accordo di programma del 24 aprile 2014 nella parte relativa alle bonifiche per complessivi 50 milioni di euro». Dal consigliere regionale e già sindaco piombinese Gianni Anselmi è arrivata ieri notizia di un importante passo avanti nell’iter burocratico che dovrà portare alle bonifiche sul territorio, ma che dopo lunghi anni attende ancora di tramutarsi in realtà operativa.

Il Sin di Piombino è infatti un Sito d’interesse nazionale di circa 928,4 ettari a terra e 2015 ettari a mare: istituito nel 1998, secondo i dati messi a disposizione dal ministero dell’ambiente risulta bonificato dopo venti anni (ovvero al 31/12/18 ) solo al 49% per quanto riguarda i terreni e al 4% per quanto riguarda la falda. Nuove speranze per la bonifica della falda vennero alimentate nel 2014 dall’Accordo di programma – ampiamente precedente dunque a quello del luglio 2018 – firmato per definire un contesto di rilancio adeguato e sostenibile alle acciaierie ex-Lucchini, passate prima ad Aferpi e da oltre un anno a Jindal, ma fino ad oggi i 50 milioni di euro promessi non sono ancora stati investiti sul territorio.

Del resto il progetto definitivo fino a ieri non era neanche stato depositato, e l’iter ancora adesso non è concluso. Adesso, informa ancora Anselmi, la Regione «ha prontamente richiesto al ministero dell’Ambiente di procedere alla convocazione della Conferenza dei servizi finalizzata all’approvazione del progetto». Intanto però sono già passati cinque anni, solo per la redazione del progetto, che adesso dovrà essere approvato, appaltato e soprattutto eseguito.

Nel frattempo sopra la bonifica della falda rimane letteralmente sospeso un gigantesco punto interrogativo, quello rappresentato dai cumuli di rifiuti speciali stoccati nel corso di decenni di attività siderurgica nella discarica incontrollata LI53 e nell’area nota come quella dei “36 ettari”. Come specificato da Invitalia e ribadito nel corso degli anni in tutte le sedi istituzionali, dal Parlamento al Consiglio comunale di Piombino, la messa in sicurezza della falda e dei suoli dovrà seguire necessariamente alla rimozione di quei cumuli, che risulta dunque essere un’operazione preliminare. Con quali soldi e quali tempi verrà realizzata? È questo il primo quesito cui rispondere per poter (poi) bonificare la falda.

Alla luce degli ultimi fatti appare meno paradossale e più tristemente concreto l’orizzonte di oltre mezzo secolo per poter finalmente bonificare Piombino, emerso nel corso dell’audizione parlamentare con cui Invitalia è stata ascoltata in commissione Ecomafie nel maggio 2017. «C’è una nota stampa che sostiene che di questo passo hanno calcolato che ci vogliono 57 anni per arrivare a meta», affermò il presidente della commissione Stefano Vignaroli riferendosi implicitamente a un articolo di greenreport, e per Invitalia il direttore dell’area competitività e territori Giovanni Portaluri ribatté: «Non sono d’accordo sui 57 anni perché la reputo un’espressione ottimistica. La sostanza è questa: lei pensi che tutti gli interventi di carattere infrastrutturale in questo Paese oggi richiedono una consecutio che è una probatio diabolica». Effettivamente, un dato di fatto. E chissà che i tempi non si allunghino ancora.

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