testo tratto da La Nazione del 26 gennaio 2019

RADDOPPIO Chimet, c’è l’ok della Regione alla valutazione d’impatto ambientale. La giunta ha deliberato la «Via» lunedì scorso e ieri la società aretina ha reso nota la novità.

Si tratta di uno snodo fondamentale prima dell’ottenimento dell’autorizzazione definitiva. L’obiettivo di Chimet è quello di passare da 12.500 tonnellate di rifiuti pericolosi e non a 24 mila, mettendo in campo un investimento che si aggira intorno ai 35 milioni di euro, con ricadute occupazionali dirette pari a 20 unità. Al via libera si è arrivati dopo il procedimento dell’inchiesta pubblica, lo strumento che prevede la partecipazione dei cittadini e dei comitati adottato dalla Regione per giungere alla decisione. Adesso Chimet sottoporrà all’ufficio Energia-ambiente dell’ente toscano il progetto di ampliamento, ma già a queste condizioni l’azienda che lavora rifiuti e che recupera metalli preziosi, potrebbe aumentare la propria produzione a 17 mila tonnellate annue, un incremento di quasi il 50%.

Per giungere a questo primo step c’è comunque bisogno dell’autorizzazione integrata ambientale «Aia», per l’ottenimento della quale Chimet dispone di sette anni, come previsto dalla Via da poco rilasciata. IL PROGETTO di Chimet prevede due stralci, il primo punta al raggiungimento delle 17 mila tonnellate di capacità, mentre il secondo, comprensivo di ampliamenti dell’impianto, di fatto comporterà il raddoppio delle tonnellate di rifiuti trattabili a 24 mila. L’impianto di Badia al Pino potrà procedere a ulteriori assunzioni di personale, il segmento su cui punta l’azienda è quello delle marmitte catalitiche, dalle quali si possono estrarre metalli preziosi, mentre un’altra parte della produzione riguarda lo smaltimento di rifiuti ospedalieri.

A seguire dal punto di vista tecnico l’ampliamento c’è un pool di 40 esperti, sul fronte legale amministrativo la società di Squarcialupi si affida all’avvocato Roberto Alboni, lo stesso che seguì l’azienda nel lungo procedimento giudiziario, partito dalla maxi inchiesta per disastro ambientale, passato dalle assoluzioni in primo grado e poi dalla condanna in appello ma per reati minori, come l’esercizio in assenza di ‘via’, poi esauritosi in Cassazione con la prescrizione.

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