testo tratto da Il Tirreno del 23 ottobre 2018

PIOMBINO. Non convince neanche Legambiente il progetto di Wecologistic, l’impianto per il trattamento e il recupero di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi da trasferire via mare o via ferrovia verso siti di smaltimento, previo raggruppamento e ricondizionamento.

Zona Ischia di Crociano. Capannoni ex Dalpex. Progetto contestato anche dal Comitato salute pubblica.La previsione è quella di una stazione di passaggio del materiale che per il portavoce di Legambiente proverrebbe, almeno inizialmente, in gran parte dal Lazio. E sarebbe destinato ad inceneritori europei.«In massima parte si tratterebbe di materiale urbano pretrattato. Diciamolo chiaramente: l’obiettivo rifiuti zero – afferma Adriano Bruschi – è demagogico, in assenza di discariche e impianti di smaltimento. Mancanze che determinano la necessità dei “dirottamenti” fuori dai propri confini. L’autosufficienza dei territori renderebbe del tutto inutili opere come quelle proposte da Wecologistic.

Ed è per questo che servono posizioni chiare da parte delle Regioni ospitanti nei confronti delle inadempienti col rifiuto ad accogliere».Opere inutili e dannose: «Si spendono quattrini e si creano comunque impatti negativi durante le fasi di trasporto, stoccaggio, spedizione. Non nascondiamocelo», prosegue il rappresentante di Legambiente. Che boccia chiaramente il progetto presentato da Wecologistic, società a responsabilità limitata formata tra le altre, dalla piombinese Permare.

A non convincere Bruschi è anche quello che definisce il rimpallo tra Regione e Comune sulle autorizzazioni. A Firenze – dove hanno deciso di non sottoporre il progetto alla Via (Valutazione d’impatto ambientale) – si sta definendo l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). In alcuni ambienti si sostiene che la Regione, prima di concederla, voglia un parere nitido, messo nero su bianco, del consiglio comunale. Parere su cui in via Ferruccio si tergiverserebbe.C’è poi una difformità di tipo urbanistico. Il progetto trasformerebbe, con l’approvazione del piano strutturale, un’area destinata all’espansione siderurgica in un’area destinata a rifiuti, affiancata a Rimateria. Una difformità che la concessione dell’Aia, prima ancora del piano strutturale, annullerebbe.

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