testo tratto da e-gazette.it del 25 marzo 2019


Il nostro paese è venuto meno agli obblighi sui rifiuti. Risposte divergenti da ministro e sottosegretaria

Per l’Italia arriva una nuova condanna da parte della Corte di giustizia Ue sul fronte ambientale. La nuova sentenza riguarda le 44 discariche sparse in tutto il territorio nazionale, ma soprattutto nel Mezzogiorno, le cosiddette pre-esistenti aperte prima del 2001 e che avrebbero dovuto essere chiuse o adeguate alle nuove norme di sicurezza Ue introdotte nel 1999. L’ultimo termine era stato fissato dalla Commissione europea per il 19 ottobre del 2015. I vari ministri dell’Ambiente che si sono succeduti – Andrea Orlando del Pd nel Governo Letta, poi Gian Luca Galletti dell’Udc nei governi Renzi e Gentiloni e infine l’attuale Sergio Costa del Governo Conte-Salvini-Di Maio – hanno promesso interventi, dichiarato impegni, nominato commissari.

Le discariche contestate – Si tratta delle discariche di: Avigliano (località Serre Le Brecce); Ferrandina (località Venita); Genzano di Lucania (località Matinella); Latronico (località Torre); Lauria (località Carpineto); Maratea (località Montescuro); Moliterno (località Tempa La Guarella); Potenza (località Montegrosso-Pallareta); Rapolla (localité Albero in Piano); Sant’Angelo Le Fratte (località Farisi); Capistrello (località Trasolero); Francavilla (Valle Anzuca); L’Aquila (località Ponte delle Grotte); Canosa (CO.BE.MA); Torviscosa (società Caffaro); Corleto Perticara (località Tempa Masone); Marsico Nuovo (località Galaino); Matera (località La Martella); Rionero in Volture (località Ventaruolo); Salandra (località Piano del Governo); Senise (località Palombara); Tito (località Aia dei Monaci); Capestrano (località Tirassegno); Castellalto (località Colle Coccu); Castelvecchio Calvisio (località Termine); Corfinio (località Cannucce); Corfinio (località Case querceto); Mosciano S. Angelo (località Santa Assunta); S. Omero (località Ficcadenti); Montecorvino Pugliano (località Parapoti) e di Torviscosa (località La Valletta), Andria (D’Oria G. & C. Snc), Bisceglie (CO.GE.SER), Andria (F.lli Acquaviva), Trani (BAT-Igea srl), Atella (località Cafaro), Pescopagano (località Domacchia), Tito (località Valle del Forno), Potenza (località Montegrosso-Pallareta), Roccanova (località Serre), Campotosto (località Reperduso), San Mauro Forte (località Priati), San Bartolomeo in Galdo (località Serra Pastore) e Trivigano (ex Cava Zof).

La vicenda – Nel 2012, la Commissione ha inviato una lettera di diffida all’Italia, contestandole la presenza nel suo territorio di 102 discariche operanti in violazione della direttiva 1999/31 relativa alle discariche di rifiuti. Tale direttiva mira a prevenire, o a ridurre per quanto possibile, gli effetti negativi per l’ambiente o per la salute umana dell’interramento di rifiuti, introducendo severi requisiti tecnici. Conformemente a tale direttiva, infatti, gli Stati membri dovevano, non più tardi del 16 luglio 2009, rendere conformi ai requisiti fissati dalla direttiva le discariche preesistenti (ossia quelle che, prima del 16 luglio 2001, erano già state autorizzate o erano già funzionanti) oppure chiuderle.
Dopo uno scambio di corrispondenza la Commissione ha accordato all’Italia un termine per rispondere fino al 19 ottobre 2015, precisando che la procedura in questione riguarda i cosiddetti obblighi di completamento, ossia gli obblighi di eseguire i provvedimenti che lo Stato membro ha già adottato per una determinata discarica. Tali obblighi di completamento consistono, a seconda della discarica interessata, o nel porre in essere tutte le misure necessarie alla chiusura definitiva oppure, ove la discarica sia stata autorizzata a continuare a funzionare, nell’adozione delle misure necessarie a renderla conforme alla direttiva.
Nel 2017, alla luce delle risposte fornite dall’Italia, la Commissione ha proposto dinanzi alla Corte di giustizia un ricorso per inadempimento in quanto l’Italia non aveva ancora reso conformi alla direttiva 44 discariche o proceduto alla loro chiusura.

La sentenza – Nella sua nuova sentenza, la Corte constata che l’Italia non ha adempiuto agli obblighi risultanti dalla direttiva relativamente alle suddette 44 discariche. A livello dei principi, la Corte ricorda che l’esistenza di un inadempimento dev’essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito dalla Commissione e che uno Stato membro non può invocare situazioni del proprio ordinamento interno per giustificare l’inosservanza degli obblighi e dei termini risultanti dal diritto dell’Unione.
Nella fattispecie, la Corte constata che il termine per l’adempimento degli obblighi è stato fissato dalla Commissione al 19 ottobre 2015.
A tale data, l’Italia non aveva adottato i provvedimenti necessari per rendere conformi alla direttiva le 44 discariche considerate, venendo quindi meno agli obblighi ad essa incombenti in virtù della direttiva 1999/31.
In particolare, la Corte rileva, in primo luogo, che le parti concordano quanto al fatto che 31 discariche non erano state chiuse alla data del 19 ottobre 2015 e non erano ancora conformi alla direttiva alla data di proposizione del ricorso della Commissione.
In secondo luogo, la Corte osserva che è stato confermato dalle parti che, per quanto riguarda altre 7 discariche, i lavori per renderle conformi alla direttiva sono stati completati nel corso del 2017 e del 2018, vale a dire dopo il 19 ottobre 2015.
In terzo luogo, par quanto concerne le restanti sei discariche, la Corte ritiene che l’Italia non abbia messo la Commissione in condizione di prendere conoscenza dei documenti attestanti che tali discariche erano state rese conformi alla direttiva e che, anche ammettendo l’esistenza di tale messa in conformità, quest’ultima era comunque avvenuta dopo il 19 ottobre 2015.

Anche il ministro Costa s’indigna e s’impegna – Dice il ministero dell’Ambiente che il governo italiano si è attivato anche nel novembre scorso, comunicando l’avvenuto completamento degli interventi necessari a sanare la posizione di 13 delle 44 discariche oggetto del giudizio.
“Negli ultimi mesi – afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – ho richiesto a ciascuna delle cinque Regioni interessate dalla procedura un cronoprogramma di dettaglio dei lavori per il completamento della chiusura delle discariche diffidando, ove opportuno, gli enti regionali a concludere i procedimenti. Al fine di evitare un’ulteriore condanna con l’imposizione di sanzioni pecuniarie, non escludo il ricorso ai poteri sostitutivi. Bisogna fare presto, non solo perché ce lo chiede l’Europa, ma perché il nostro obiettivo primario è tutelare i cittadini e l’ambiente”.
Il ministro Costa dice che si sta impegnando, in prima persona, con la Commissione Ue per la riduzione di tutte le infrazioni ambientali. Proprio nelle scorse settimane la Commissione europea ha sancito l’archiviazione della procedura di infrazione verso l’Italia in merito all’applicazione della Direttiva quadro sull’acqua (Eu pilot 73041/15/ENVI). Dice il ministero: “Un risultato importante per la tutela delle acque e dell’ambiente del nostro Paese e in termini di credibilità internazionale, frutto dell’impegno dell’Italia per essere in piena conformità con le direttive europee”.

La sottosegretaria chiede più inceneritori – Da notare la diversità di approccio della sottosegretaria all’Ambiente, la leghista Vannia Gava, che spesso delinea politiche ambientali divergenti rispetto al ministro Costa. ”Dobbiamo decidere se i rifiuti devono continuare ad essere un problema o se possono diventare una opportunità, come già avviene per termoutilizzatori e impianti di compostaggio che creano biometano. Io non ho dubbi: dobbiamo andare avanti con forza sulla strada dell’economia circolare e del riciclo. Le discariche sono uno spreco di territorio e di risorse, mentre gli impianti all’avanguardia che creano energia elettrica, calore e biometano dal rifiuto sono una straordinaria eccellenza del nostro paese. La politica del dire sempre ‘no’ alle soluzioni innovative, poi, porta a questi paradossi, in base ai quali il nostro sistema di smaltimento si basa sulle discariche che non solo non creano energia, ma sono addirittura multate dalla Ue. Dobbiamo avere il coraggio di rompere gli orizzonti e marciare decisi verso il recupero e l’economia circolare”.

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