testo tratto da La Repubblica del 10 luglio 2019

di Ilaria Carra


Tenente colonnello Massimiliano Corsano, alla guida del comando settentrionale del Noe, il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, c’è un allarme per i roghi di rifiuti in Lombardia?
«C’è sicuramente una situazione di criticità per il mercato di rifiuti illegale, che deriva dall’aumento dei costi di smaltimento dei residui non più riciclabili. Poi, per alcune tipologie, sono mancate le quote di mercato, principalmente perché la Cina dal 2018 non ritira più i residui di plastica quando ne prendeva il 70 per cento del totale ogni anno».


E quindi questa chiusura cosa sta causando?

«Le faccio un esempio: un’azienda che fino all’altro giorno vendeva la parte recuperabile, spesso in Cina, e la non recuperabile la smaltiva a 90 euro a tonnellata, oggi che lo sbocco cinese non c’è più per la plastica ma anche per la carta e i tessuti ha costi ben più alti. Perché quello di smaltimento è triplicato: se i rifiuti restano sul territorio salgono le richieste per smaltire. E l’incremento della domanda in ingresso nei termovalorizzatori, a fronte di una disponibilità standard, ha fatto schizzare i prezzi. È questa situazione che ha creato spazio per soggetti criminali che si mettono sul mercato ritirando questi rifiuti a prezzi vantaggiosi. Tanto, dicono, o li bruciamo o li abbandoniamo nei capannoni. Il fine è arricchirsi annullando il costo di smaltimento. L’incendio è marginale rispetto all’abbandono di rifiuti, solo che fa meno notizia».

Come si intercettano questi rifiuti?
«Il fenomeno dei capannoni con i rifiuti abbandonati è l’altra faccia degli incendi. C’è molto aiuto da parte delle persone che segnalano e anche degli stessi proprietari dei capannoni che vanno sempre di più a controllare cosa si faccia davvero nel proprio magazzino

L’episodio di Settimo Milanese, dalle prime informazioni, sembra estraneo alle dinamiche di traffico illecito di rifiuti. Però, in Lombardia, i casi non mancano. Come funziona questa filiera?
«L’attività conclusa il 4 giugno coordinata dalla Dda milanese è esemplificativa, include tutte le figure che stanno creando il traffico illecito e parallelo. C’è una società autorizzata, un broker che procaccia i rifiuti, ci sono autotrasportatori conniventi che spostano materiale verso siti non autorizzati cambiando i codici di accompagnamento, ci sono i titolari dei capannoni che spesso non sanno per cosa li affittano, ci sono i soggetti che monitorano e individuano i magazzini. Ecco la filiera».

Lei è d’accordo che Lombardia sia la nuova terra dei fuochi?
«Posso dire che gran parte di questi episodi avvengono al Nord e in Lombardia ma il punto è che è la regione che produce più rifiuti solidi urbani, più rifiuti speciali (21 milioni su 130 totali nazionali allìanno); è la zona dove le aziende recuperano di più, ci sono 2.700 impianti di trattamento e il più alto numero di termovalorizzatori. Anche per questo attira i rifiuti da altre regioni.
Il fenomeno è creato da una criminalità più di stampo economico, che sta dando una risposta illecita a un problema economico»

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