testo tratto da Il Tirreno del 31 luglio 2018

 

VIAREGGIO. «La continuità del servizio di depurazione è drammaticamente a rischio, in via immediata per i circa 30 milioni di abitanti residenti in Toscana, Lazio, Puglia (ed in minor parte anche in Piemonte, Marche ed Umbria)»: è l’allarme messo sul tavolo del ministero dell’ambiente dalla associazione Utilitalia (Federazione delle imprese energetiche idriche ambientali) non più tardi del 24 luglio scorso.

 

«Il mancato allontanamento dall’impianto dei fanghi prodotti», scrive l’associazione di categoria, «porta progressivamente all’esaurimento dello stoccaggio nelle aree disponibili on-site e all’interno dello stesso impianto, pregiudicando la continuità del pubblico servizio e compromettendo l’efficienza depurativa. Con un inevitabile impatto sulla salute pubblica, sull’ambiente e sull’ecosistema, il tutto in piena stagione estiva turistica ed in pieno periodo di restituzione ai fini irrigui delle acque depurate». Non è migliore il quadro che Confservizi Cispel Toscana ha proposto, il 23 luglio scorso, al presidente della Regione, agli assessori ed uffici regionali, ai Prefetti della Toscana, al direttore di Arpat ed al ministero dell’ambiente. «La situazione – così si legge – per i gestori di impianti di depurazione della Toscana diventa adesso estremamente critica.

Il provvedimento del Tar Lombardia rischia di produrre i suoi effetti in piena stagione estiva turistica, con i rischi ben immaginabili sull’economia toscana, basti pensare alla balneabilità delle nostre coste». Il coordinatore Giuseppe Sardu così conclude: «È urgente che la Regione si attivi verso il ministero dell’ambiente al fine di sollecitare l’approvazione dei provvedimenti di emergenza necessari, e la rapida approvazione dei decreti in materia di fanghi». Al ministro Sergio Costa (5Stelle), l’uomo che in divisa si è occupato di criminalità ed ambiente nel caso più eclatante in Italia della Terra dei fuochi, viene oggi chiesta «la pubblicazione, già dai prossimi giorni del Decreto ministeriale che rivede i parametri previsti dal decreto legislativo 99/1992 per il recupero dei fanghi in agricoltura, già predisposto dal ministero». Così il pensiero delle imprese.

Nel marzo 2017 l’ufficio studi del Senato, con una nota di sintesi della questione, scriveva: «I progetti più recenti finanziati dalle istituzioni europee mirano a rivalutare l’utilizzo dei fanghi, mutandone l’uso da rifiuti a materiali d’uso e risorse a carattere rinnovabile». Ed è questo uno dei punti chiave delle sentenza del Tar della Lombardia, ed ancora prima delle sentenza della Cassazione. Là dove si fissa che «la regolamentazione dei fanghi di depurazione non è dettata da un apparato normativo autosufficiente, ma il regime giuridico deve essere integrato dalla normativa generale sui rifiuti». – D.F

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