L’analisi di Massimiliano Frascino sulla conferenza dei servizi. Il re È nudo.

testo tratto da Il Tirreno del 29 luglio 2019

È bastato che la conferenza dei servizi convocata su istanza di Scarlino Energia desse seguito alla procedura di rinnovo dell’autorizzazione all’inceneritore del Casone, perché fosse chiaro che il re era nudo. E non poteva essere altrimenti. Poiché non si può dare o negare un’autorizzazione sulla base dei desiderata politici di turno. Da qualunque sponda provengano. E neppure si può utilizzare una precedente sentenza del Consiglio di Stato per bloccare la legittima richiesta di rinnovo (con modifiche) dell’autorizzazione presentata dalla società Scarlino Energia. I componenti della conferenza dei servizi, infatti, devono attenersi alla legge e a null’altro.

Pena finire dritti in galera.Questo lo sapevano tutti, ma lo tacevano. Finché la decisione di proseguire l’esame dei documenti e approfondire le varie questioni, non ha smascherato l’ipocrisia che ammanta la vicenda dell’inceneritore di Scarlino sin dall’inizio.A ritrovarsi nudo non è un unico re, ma sono in diversi. Tutti gli amministratori locali, di qualunque appartenenza politica, che hanno consapevolmente equivocato di fronte all’opinione pubblica la legittima contrarietà politica all’incenerimento con la legittimità delle procedure amministrative. La Regione Toscana, che sui termovalorizzatori ha cambiato direzione a seconda del vento, assecondando l’opinione fuorviante che si potesse condizionare l’esito della conferenza dei servizi. I comitati ambientali, che hanno condotto una legittima battaglia legale sulla procedura autorizzatoria, ma che non hanno mai ottenuto sentenze che dichiarassero incompatibile l’incenerimento con la tutela della salute umana. Una bella figura non ce l’ha fatta nemmeno l’opinione pubblica, che sull’inceneritore di Scarlino ha spesso avuto atteggiamenti isterici ispirati alla sindrome di Nimby (non nel mio cortile). In definitiva, in uno Stato di diritto non si può ostacolare o penalizzare un’azienda semplicemente perché non ci piace quello che fa. Mentre si può costringere quell’azienda a rispettare le leggi.

Altrimenti vivremmo in uno Stato autoritario e autocratico. Tipo la Russia degli Zar, passati e presenti. Ma vada come vada la procedura avviata da Scarlino Energia, c’è dell’altro che va detto. I termovalorizzatori moderni sono fra gl’impianti industriali più regolamentati e meno inquinanti. Copenhagen, Barcellona, Parigi hanno gl’inceneritori nel cuore dei loro quartieri. È cosa risaputa. Non si capisce perché in provincia di Grosseto, l’economia circolare debba significare l’esclusione dell’incenerimento. Ad esempio: le cartiere di Lucca, le concerie di Santa Croce sull’Arno e i depuratori di tutta la regione generano come scarti dei loro cicli produttivi qualche decina di migliaia di tonnellate di fanghi. Che vengono spediti a termovalorizzatori in giro per l’Italia e il mondo. Non sarebbe più ecologico, razionale ed economico smaltirli nell’impianto si Scarlino. Trasportandoceli con per ferrovia?

Massimiliano Frascino

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