testo tratto da e-gazette del 30 gennaio 2018

 

Negli ultimi cinque anni in Italia l’indice dei prezzi della raccolta dei rifiuti cresce del 12,4%, un tasso più che doppio rispetto al +5,9% dell’Eurozona, nonostante il calo della produzione di immondizia. I dati, pubblicati da Quotidiano Energia, sono dell’Ufficio Studi di Confartigianato.

L’aumento del costo del servizio in Italia è risultato il maggiore tra i principali paesi europei: la Francia segna, infatti, un aumento del 9,5%, la Spagna del 3,5% mentre il costo in Germania risulta sostanzialmente stabile (+0,2%). A fronte di una riduzione della produzione di rifiuti del 5,2% nell’arco 2011-2016, solo nell’ultimo anno in Italia il prezzo della raccolta rifiuti si stabilizza (+0,4%), con una dinamica inferiore al tasso di inflazione (1%).

L’analisi dei dati Ispra basati sulle dichiarazioni MUD di un campione di Comuni che rappresenta i tre quarti (75,4%) della popolazione, evidenzia che in Italia il costo-pro capite per la gestione del servizio di igiene urbana è pari a 167,74 euro pro-capite l’anno, a cui fanno fronte proventi da tassa e/o tariffa per 165,95 euro pro capite l’anno con una copertura dei costi quasi completa (98,9%).

La tassa rifiuti – e in generale la tassazione indiretta – tende ad essere regressiva rispetto al reddito, e l’analisi per regione evidenzia come questo tipo di prelievo pesi maggiormente nel Mezzogiorno, dove si registrano redditi familiari più bassi; le incidenze più elevate si osservano, in particolare, in Campania (1,07% del Pil), Sicilia (1,01%), Sardegna (0,98%), Calabria e Puglia (per entrambe 0,97%); all’opposto, le incidenze minori sono quelle del Trentino Alto Adige (0,34%), della Lombardia (0,37%), del Friuli-Venezia Giulia (0,43%), del Veneto (0,43%), della Valle d’Aosta (0,49%), dell’Emilia-Romagna (0,50%).

In termini assoluti, i proventi pro capite da tassa e/o tariffa pagati per il servizio di igiene urbana in dodici regioni sono superiori alla media nazionale di 165,95 euro pro capite e in tre di queste si osservano valori superiori ai 200 euro: Liguria con 216,80 euro (30,6% sopra la media), Lazio con 213,50 euro (28,7% sopra la media) e Toscana con 208,05 euro (25,4% sopra la media). All’opposto, i proventi pro capite minori sono quelli di Friuli-Venezia Giulia (124,16 euro), Molise (125,98 euro), Trentino Alto Adige (129,40 euro), Lombardia (133,21 euro) e Veneto (133,62 euro).

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