MILANO
Cinque milioni ora, 50 tra cinque anni, con decine di nuovi addetti in più. Ma decuplicare il fatturato, per la cremonese ProPhos Chemicals, è qualcosa di più di un semplice sogno. Il “motore” che dovrebbe spingere i ricavi inizia infatti a concretizzarsi grazie ai fondi appena conquistati nel programma europeo Horizon 2020.
Poco meno di due milioni di euro che serviranno alla Pmi per realizzare il primo impianto di trattamento per le polveri degli estintori, una delle produzioni realizzate dall’azienda. Polveri che dopo un periodo massimo di 36 mesi all’interno degli estintori, per legge devono essere trasferite altrove e smaltite, al momento come rifiuto speciale. Grazie ad un brevetto realizzato dal direttore tecnico di ProPhos Marco Michelotti, le polveri si potranno separare dall’olio siliconico utilizzato per la produzione, permettendo così il riutilizzo di solfati di ammonio e fosfati di monoammonio. «Risorse pregiate – spiega Michelotti – ed è anche per questo che la Ue ha deciso di finanziarci». Entro due anni, grazie anche alla collaborazione con il Politecnico di Milano, l’impianto sarà operativo 24 ore al giorno sei giorni su sette e potrà smaltire fino a 10mila tonnellate di polvere all’anno (l’ammontare stimato in Italia) riutilizzando le materie recuperate come fertilizzanti in agricoltura, altra area di business dell’azienda.
«Sul mercato – spiega l’imprenditore William Grandi – abbiamo già raccolto manifestazioni di interesse da parte di importanti gruppi europei. Vendendo il prodotto e la tecnologia nel nostro business plan è previsto che i ricavi possano decuplicare, con 50 addetti al lavoro rispetto agli attuali 15». Azienda giovane la ProPhos, fondata appena 5 anni fa, (prima in provincia di Cremona ad accedere ai benefici del regine delle Pmi innovativa) ma già consolidata nella nicchia delle polveri per estintori. Che al momento, una volta scadute, vengono stoccate in un magazzino gestito dalla stessa azienda prima di essere avviate per lo smaltimento in Germania.
«Questa tecnologia è un passo avanti ed è unica -aggiunge Grandi -, il nostro impianto sarebbe il primo al mondo nel suo genere, come riconosce lo stesso documento della commissione europea: in questo modo saremo in grado di recuperare il 95% del materiale». Progetto finanziato al 70% grazie ai fondi Ue, conquistati al terzo tentativo dopo due anni di lavoro con un punteggio che sfiora l’eccellenza: 14,10 su un massimo di 15.
«Sapevamo che il progetto era valido – conclude l’imprenditore – e abbiamo lavorato sulla forma, sulla presentazione: al terzo tentativo ci siamo appoggiati ad uno studio legale che aveva alti tassi di “successo” in questi bandi e la scelta è stata vincente. Ma alla base del risultato c’è un’azienda innovativa, che da subito ho strutturato in chiave manageriale: siamo solo in 15 ma ho voluto un direttore tecnico, un manager. E i risultati sono arrivati».
da Il Sole 24 Ore di Luca Orlando

 

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