testo tratto da Il Tirreno del 12 marzo 2019

Giulia Sili


FOLLONICA. Soltanto sabato scorso il comitato per il No all’inceneritore di Scarlino aveva dato notizia di una mozione, sottoscritta da Fratelli d’Italia, Sì Toscana a Sinistra, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Gruppo Misto e Lega, e presentata in Regione Toscana, per offrire delle nuove prospettive lavorative ai dipendenti di Scarlino Energia, licenziati in seguito alla sentenza del consiglio di Stato che ha annullato l’autorizzazione all’esercizio dell’inceneritore della Piana.

Oggi, Moreno Periccioli, presidente di Scarlino Energia, commenta la mozione che verrà discussa durante il prossimo consiglio. L’idea del comitato è quella di «offrire ai lavoratori della Scarlino Energia una credibile prospettiva di lungo periodo per mezzo di un progetto industriale credibile ed alternativo all’incenerimento».La mozione contiene un’idea semplice: tramite il coinvolgimento dell’Ato Rifiuti Toscana Sud e dei sindaci si chiede la realizzazione di impianti a supporto del recupero di materiali alla raccolta differenziata, capaci di assorbire la manodopera di Scarlino Energia. «Al comitato faccio notare – dice Periccioli – che, pur essendo sulla breccia da più di vent’anni, ancora non hanno capito che il recupero di materia si ottiene dai rifiuti differenziati, mentre l’incenerimento riguarda il recupero di energia da ciò che non si è voluto o potuto riciclare».Periccioli spiega che si tratta di due metodi di recupero separati ed indipendenti «entrambi indispensabili nel ciclo integrato dei rifiuti».

Questo perché in una situazione ideale di completo riciclo e recupero c’è sempre una percentuale di rifiuti residui da smaltire in discarica o da ossidare per recuperarne l’energia. «Hanno proposto la realizzazione di un centro di recupero materia alternativo all’incenerimento – dice Periccioli – come se l’uno potesse escludere l’altro. Ma un generico centro di riciclaggio non vuol dire nulla». E Periccioli continua: «non vorrei che si facesse riferimento al famoso “centro di riciclo di Vedelago”, proposto spesso dal comitato e poi visto fallire due anni fa con un buco da 14 milioni di euro». E il presidente della società affonda il colpo: «Prima di dare lezione ai manager di Scarlino Energia, questi signori in tutti questi anni di lotte e ricorsi contro di noi, avrebbero già dovuto far raggiungere al loro Comune almeno la percentuale di legge sulla raccolta differenziata, nonché aver già pronto il progetto per un centro di riciclaggio. Invece non solo non si è visto niente di tutto questo – conclude – ma addirittura si è fatto chiudere il ciclo produttivo di un’azienda che stava già investendo per i continui ed indispensabili miglioramenti tecnologici e addirittura assumendo nuovi dipendenti».

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