testo tratto da La Repubblica del 27 marzo 2019

Paolo Mancuso


In occasione del decimo anniversario dell’inaugurazione del termovalorizzatore (aperto dopo battaglie campali e scontri durissimi con le forze di polizia con gli ambientalisti dell’epoca, che quell’apertura ritardarono di anni, vero consigliere Tommaso Sodano?) il presidente della Regione Vincenzo De Luca ci comunica che tra sei mesi Acerra chiuderà per la manutenzione ordinaria.

Di conseguenza, «occorre stare attenti occorrerà stoccare 70.000 tonnellate di rifiuti il ministro Costa si era impegnato a trovare uno sbocco per i rifiuti che portavamo ad Acerra in qualche altro impianto del nord. Fino ad ora non abbiamo avuto riscontri la Campania vuole puntare sempre sulle proprie forze e per questo ci stiamo preparando ora a trovare siti di stoccaggio provvisorio per evitare di ritrovarci con i rifiuti per strada. Stiamo cercando un sito, faremo i lavori di impermeabilizzazione e poi, quando il termovalorizzatore torna in funzione, ci liberiamo».


Dunque, abbiamo un’emergenza: i rifiuti. Finora non ce n’eravamo accorti. Ma il governatore (che pure dispone di qualificatissimi centri di analisi e studio del problema rifiuti (Arpac, Catasto rifiuti, Osservatorio regionale rifiuti) cerca di nascondere a sé e ad altri ciò che invece ormai tutti sanno, e cioè che:

1) A questo problema, ed in particolare alle conseguenze della chiusura dell’impianto di Acerra, Repubblica “sta attenta”, per usare le parole di De Luca, da molti mesi. In particolare, già a novembre scorso ci chiedevamo quanto a lungo la Campania poteva reggere i costi di smaltimento all’estero o nel Nord Italia di 305.000 tonnellate annue di rifiuti. Ed ora (dicembre 2017, dati Ispra 2019) il costo pro capite del servizio è di 199 euro, contro, ad esempio, i 138 della Lombardia, regione dove è concentrato il 60% di tutti gli inceneritori italiani;

2) Nelle piazzole degli Stir campani giacciono in stoccaggio 200.000 tonnellate di rifiuti (e lì nascono incendi) cui i 70.000 dovrebbero aggiungersi.


Sennonché, per il loro trasporto, la Regione aveva bandito una gara su base di 178€ per tonnellata, andata deserta. Ora la ha ripubblicata con aumento a 200€, se ne attendono i risultati, ma è certo che la spesa per i contribuenti, già altissima come si è visto, crescerà ancora.


3) Il sito di compostaggio previsto dal Piano rifiuti (il primo dei 15 previsti) doveva partire a novembre a Pomigliano d’Arco (non lontano da casa Di Maio), ma non se ne ha notizia, a causa della mobilitazione popolare, attivata da un consigliere 5S comunale, Dario De Falco: «Tra pochi mesi ci prenderemo il Comune e non se ne farà nulla», ha promesso ( Repubblica, 19 novembre). Ora ne dovremmo costruire alcuni (quanti?) in pochi mesi, con ulteriori costi, per poi abbandonarli

4) È noto a tutti quelli che hanno studiato il fenomeno, che la camorra non lucra sugl’impianti ma invece sul trasporto dei rifiuti. L’imperativo, per bloccare i suoi tentacoli, è non spostare i rifiuti, ma trattarli il più vicino possibile al luogo di produzione.
Non a caso la definizione del relativo reato è “traffico [e non certo gestione] di rifiuti”.
5) Sui 5 milioni di tonnellate di ecoballe (eco? Nulla di eco, cè dentro di tutto) ancora stoccati nel casertano, inutile parlare, ha già detto tutto Raffaele Cantone ieri. La verità è che la politica, in questo settore, ha macinato fallimenti su fallimenti, inerzie su inerzie, pavidità su pavidità, demagogie su demagogie; e noi paghiamo ancora una multa di 200.000 euro l’anno all’Europa per l’inesistenza anche del solo inizio di attuazione di un serio piano di gestione del problema.


Ed ora il presidente De Luca ci dice che «dobbiamo stare attenti». Beh, presidente, va bene tutto, ma non vogliamo essere presi in giro. Noi a questo problema stiamo ben attenti da tempo, e da tempo sappiamo ma il bello è che lo sa anche lei, che bandì la gara per un termovalorizzatore per il salernitano – che senza il coraggio di realizzare almeno due nuovi inceneritori in Campania faremo sempre e solo demagogia. Lo si ebbe, quel coraggio, or sono dieci anni, per realizzare Acerra, sfidando anche l’impopolarità, con l’appoggio dell’esercito. Cera un’emergenza che lo imponeva.
E ora, perché no?

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