L’Italia negli ultimi anni ha realizzato buone performance in campo ambientale, ma c’è ancora molto da fare, soprattutto a livello di investimenti.

 

testo tratto da alternativasostenibile.it del 27 Ottobre 2016

 

E’ questo il quadro generale che emerge dalla “Relazione sullo stato della Green economy 2016 – L’Italia in Europa e nel mondo”, di cui si è discusso oggi Roma ma che verrà presentata ufficialmente a Rimini nell’ambito della quinta edizione degli stati_generali_green_economy-e1468929521266

Ma vediamo nel dettaglio i dati contenuti nel documento. Tra il 1990 e il 2014 l’Italia ha ridotto le proprie emissioni di gas serra di circa il 20%, leggermente al di sotto della riduzione media europea che è stata di -24%, al 3° posto fra i 5 grandi Paesi europei dopo il Regno Unito (che ha ridotto le emissioni del 34%) e la Germania (del 28%) . Nel 2015 la posizione dell’Italia è significativamente peggiorata con un aumento di tali emissioni di ben il 3,5%. Per l’efficienza energetica, l’Italia ha una performance migliore della media europea e al 2° posto della classifica dei cinque grandi Paesi, dietro solo al Regno Unito. Analizzando invece l’andamento nel tempo, dal 2005 al 2014, vediamo che l’intensità energetica del Pil dell’Italia è migliorata del 16%: meno della media europea (18%) e solo al 4° posto. Per quanto riguarda la quota del consumo finale lordo soddisfatto con fonti energetiche rinnovabili, nel 2014 l’Italia ha raggiunto il 17,1%, superiore alla media europea del 16% e al 1° posto fra i cinque grandi Paesi europei.

L’Italia deve però prestare attenzione poiché questo primato fra i grandi Paesi europei rischia di durare poco: negli ultimi tre anni l’Italia ha, infatti, fermato la crescita dei nuovi investimenti in fonti rinnovabili e nel 2014 per nuovi investimenti in fonti rinnovabili è scesa al 4° posto. Nel riciclo dei rifiuti urbani l’Italia col 42%, si colloca un punto percentuale sotto la media Ue28 e al 3° posto fra i cinque grandi Paesi europei. Nel riciclo dei rifiuti speciali, con circa 99 milioni di ton pari al 76%, l’Italia si colloca al 1° posto . Per la produttività delle risorse, misurata come consumo interno di materiali per unità di Pil, l’Italia, con 3 euro al kg, si colloca al 2° posto fra i cinque grandi Paesi europei. Per quanto riguarda l’eco-innovazione, l’Italia ha una posizione al di sopra della media europea, al 3° posto della classifica dei cinque, dietro a Germania e Francia. Con 1,4 milioni di ettari coltivati con criteri biologici, l’Italia si colloca in Europa al 2° posto, dopo la Spagna (1,7 milioni di ettari). L’Italia si colloca, ben al di sopra della media, al 1° posto in Europa per prodotti agroalimentari certificati per qualità e tracciabilità.

Per quanto riguarda il consumo di suolo, col 7% l’Italia è in una condizione peggiore della media europea (4,3%), in 4° posizione fra i cinque grandi Paesi europei. Per quanto riguarda l’estensione dei siti terrestri (Sic e Zps) di importanza comunitaria della Rete natura 2000, l’Italia tutela circa 57 mila Km2, ed è al 3° posto . Le emissioni pro capite di CO2 nel settore dei trasporti in Italia sono inferiori della media europea (1,76) e al 1° posto fra i grandi Paesi europei. Per quanto riguarda il traffico merci terrestre, nel 2013, l’Italia, con l’85% delle tonnellate/km su strada, peggio della media europea, del 73%, e con 5,88 t/km trasportate su gomma per ogni tonnellata trasportata su ferro, è al 3° posto fra i cinque grandi Paesi europei.

Il posizionamento delle performance dell’Italia sulla leadership e sul cambiamento climatico è al 32° posto della classifica mondiale su 80 Paesi, migliore di quella del Regno Unito (74/80), della Spagna (55/80) e della stessa Germania (36/80). Se dalle performance si bassa alla percezione in materia di leadership e cambiamento climatico, la posizione dell’Italia nella graduatoria internazionale precipita al 68° posto. La Germania, invece, risale addirittura al 1° posto, la Francia al 3°, il Regno Unito all’11°. Per quanto riguarda l’efficienza e la qualità di alcuni settori cruciali (efficienza energetica degli edifici, fonti rinnovabili, turismo sostenibile, mobilità sostenibile ed economia circolare), le performance della green economy dell’Italia sono buone (all’11° posto su 80 Paesi) e anche la percezione internazionale è discreta seppure sempre inferiore alle performance (al 20° posto su 80).Per quanto riguarda il mercato e gli investimenti per la green economy – analizzati con 4 indicatori composti (investimenti nelle rinnovabili, nuove imprese e brevetti green, rendicontazione della sostenibilità delle maggiori aziende, disponibilità di dati e informazioni green per gli investitori) – le performance dell’Italia precipitano al 41°posto e la percezione a livello internazionale è, questa volta, circa equivalente (al 40° posto)

Il risultato complessivo, della media ponderata delle diverse dimensioni analizzate, porta a una discreta performance della green economy italiana, al 15° posto fra gli 80 Paesi analizzati . Ma il dato estremamente negativo e anomalo rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei, è il basso livello della percezione della green economy italiana a livello internazionale, che ci vede precipitare complessivamente al 29° posto (al 68° per leadership e cambiamento climatico). Come a dire che il potenziale green del Paese è buono, ma la sua valorizzazione molto scarsa.

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