testo tratto da rinnovabili.it del 20 giugno 2019

In occasione dell’Assemblea della Federchimica, il Presidente della Confederazione europea dell’industria chimica ha annunciato il documento che sarà presentato martedì a Bruxelles

di Fabrizia Sernia


Si chiama Mid Century Vision. E l’importante documento che sarà presentato martedì prossimo a Bruxelles, con cui CEFIC la Confederazione europea dell’industria chimica vuole sostenere la leadership dell’Unione Europea a livello globale per vincere la sfida più avvincente per l’Europa stessa e per l’industria Chimica: essere numeri uno al mondo a guidare la transizione verso l’economia circolare. Ad annunciarlo è stato Daniele Ferrari, Vice Presidente Federchimica e terzo presidente italiano alla guida di CEFIC 28 mila aziende, un fatturato di circa 542 miliardi di euro, di cui 155 dall’export che, in occasione dell’Assemblea annuale della Federchimica, ha illustrato le ragioni di un obiettivo che si può e si deve conseguire. In un complesso contesto di incertezza per lEuropa, dove convergono problematiche che spaziano dall’immigrazione, alla Brexit, alla finanza sostenibile, alla decarbonizzazione al 2050, solo per citarne alcune ha osservato Ferrari si innestano altri aspetti che possono toccare ancor più incisivamente lo scenario in cui operano le aziende chimiche.
La rottura dei negoziati commerciali e le recenti restrizioni imposte nella guerra dei dazi USA- Cina minacciano la crescita globale e il commercio internazionale, mettendo in pericolo l’export dell’industria europea. A ciò si aggiunge la rivoluzione determinata dalla capacità produttiva ingente dello shale gas americano e l’espansione dell’industria chimica cinese. Tuttavia, la grande forza delle aziende chimiche europee, racchiusa nella capacità di essere technology provider, ovvero di fornire processi e infrastrutture tecnologiche, con prodotti intermedi ad alta innovazione che vengono utilizzati in tutti i settori produttivi industria (67,5%), servizi (12,7%), agricoltura (5,2%), consumi delle famiglie (14,6%) è la carta vincente. L’Europa, grazie alla sua industria, in particolare quella chimica, può guidare a livello mondiale l’innovazione sostenibile, garantendo crescita e competitività globali. Nella nostra visione ha aggiunto il Presidente CEFIC l’economia circolare svolge un ruolo fondamentale, così come la digitalizzazione, ambito nel quale i progressi tecnologici cambieranno completamente il nostro modo di lavorare, comunicare, innovare, produrre e consumare. La sfida per l’Europa sarà quindi abbracciare la rivoluzione digitale, investendo nell’educazione scientifica, tecnica, ingegneristica e matematica.

Come interviene la Mid Century Vision?
Il documento, a cui stanno collaborando i membri di CEFIC e molti stakeholders, getta le fondamenta per un percorso condiviso, verso un futuro sostenibile e circolare al 2050, in uno scenario che la chimica vuole contribuire a realizzare. Vuol essere una base ha precisato Daniele Ferrari per discutere con le istituzioni su come continuare a lavorare per una società europea sostenibile, digitale e low-carbon. Ed è con questo obiettivo che ci presenteremo ad ottobre ai neo-eletti parlamentari europei durante l’evento Chemical Week, per contribuire a definire insieme l’agenda della nostra industria. Tutto ciò si inquadra nel contesto globale in cui le stime di crescita sono state sintetizzate da Ferrari: aumento di un miliardo di persone entro il 2030; 43 megalopoli (città con oltre 10 milioni di persone) alla stessa data; aumento del 30% della domanda di energia globale e contestuale necessità di ridurre del 45% le emissioni di CO2; richiesta crescente di prodotti, alimenti e servizi; aumento della produzione di rifiuti solidi che passerà da 1,3 miliardi di tonnellate del 2012 ai 2,6 nel 2030 e a 3,4 nel 2050. L’industria chimica è chiamata a dare risposte su due fronti: da un lato, individuare e sviluppare soluzioni innovative per soddisfare l’aumento della domanda di beni. Dall’altro, gestire la crescita, attraverso l’uso efficiente delle risorse e la valorizzazione dei rifiuti.
I punti cardine della transizione circolare

1) Sostenibilità e low carbon economy. Sono il fondamento della Sustainability Charter of Cefic, in cui viene formalizzato l’impegno dell’industria chimica europea sulla sostenibilità. Dal 1991 al 2016 il contributo alla riduzione delle emissioni di gas serra è stato pari al 60%, a fronte di un incremento produttivo dell’83%. L’ambizioso obiettivo della riduzione dell’80-95% entro il 2050, richiede sottolinea Ferrari un grande sforzo comune.

2) Care for people and planet (Cura per le persone e il pianeta). La sicurezza è nel Dna dell’industria chimica- dice il Presidente Cefic. E continuo lo sforzo per minimizzare i rischi per le persone e per l’ambiente.

3) Resource efficiency (Efficienza delle risorse). Sono stati compiuti enormi passi avanti per fare di più con meno: al 2016 l’intensità energetica per l’industria era inferiore del 55% rispetto al 1991.

4) The circular thinking (Pensare circolare). L’industria chimica come snodo necessario nella transizione verso l’economia circolare, aggiungendo alle fasi di produzione e consumo elementi fondamentali come riutilizzo, riciclo e, perché no, riparazioni, per minimizzare gli sprechi.

5) The chemical industry is a key player in this transition (L’industria chimica ha un ruolo chiave nella transizione). Le aziende chimiche sono technology provider, ovvero sono in grado di sviluppare nuovi processi e prodotti per migliorare la circolarità in ogni fase della vita.

6) Ri-progettare con l’Eco-design. L’industria chimica è in grado di progettare soluzioni innovative di Eco-design per ottenere prodotti più efficienti e più facili da riciclare. Occorre lavorare anche sui processi e nuove opportunità si aprono grazie alle tecnologie innovative nell’ambito della digitalizzazione, che possono rendere gli impianti di produzione più efficienti, con ulteriore risparmio di emissioni di CO2.

7) Nuove e migliorate tecnologie di Riciclo Promuovere l’uso di materie prime seconde e sviluppare nuove e migliorate tecnologie di riciclo, anche in partnership con i vari attori della catena del valore, strategiche per perseguire il goal dell’UE di avere 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata utilizzate nei prodotti europei entro il 2025. Occorre sviluppare, parallelamente, nuovi processi di riciclo molecolare, che consentano di riportare il polimero nel materiale vergine, trasformando i rifiuti in plastica in nuovi prodotti per tutte le applicazioni, inclusi quelli a contatto alimentare, che sono la sfida più ambiziosa.

8) Investimenti significativi, norme certe e alleanze di filiera. Soltanto con questi tre fattori è possibile realizzare modelli di economia circolare. Il supporto delle Istituzioni, la collaborazione lungo tutta la catena del valore, come accade con l’Alliance to end Plastic Waste nella quale tutti gli attori si sono impegnati a investire 1,5 Miliardi di dollari per contrastare la dispersione dei rifiuti in plastica nell’ambiente sono determinanti. Altrettanto lo è il contributo dei singoli cittadini.

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