testo tratto da Corriere della Sera del 05 luglio 2018

Insieme rappresentano il terzo gruppo industriale italiano con un fatturato aggregato di 32,32 miliardi, hanno prodotto utili nel quinquennio 2012-2016 pari a 5 miliardi e nel 2017 hanno distribuito dividendi agli enti locali azionisti per 444 milioni, il portafoglio delle quote detenute da comuni o regioni vale 13,9 miliardi.

 

 

E, sorpresa, nelle aziende partecipate pubbliche, viste spesso come poltronifici, in sette anni gli amministratori da nominare si sono ridotti di quasi la metà. Ecco in sintesi i dati principali che emergono dall’ultimo rapporto su Economia e finanza delle principali società partecipate dai maggiori enti locali realizzato dall’Area studi Mediobanca. L’analisi considera un campione di 82 principali società (con ricavi superiori a 50 milioni) controllate da 65 Comuni, Province e Regioni fra i 115 più popolosi. Si tratta di portafogli importanti ed è difficile in certi casi capire se per gli enti sia meglio cedere le quote o mantenerle e incassare le cedole.

Nel 2016 i ricavi sono diminuiti del 13,5% rispetto al 2012 a causa del settore energia e gas, dimagrito del 28,5%, che rappresenta quasi la metà del giro d’affari totale, mentre hanno registrato una crescita del 23,3% le autostrade, dell’8,9% l’igiene urbana, dell’8,1% il settore idrico e del 7,7% gli aeroporti. Sempre in cinque anni le partecipate hanno generato 5 miliardi di utili e deliberato la distribuzione di 3,7 miliardi di dividendi. I risultati maggiori arrivano da Hera (836 milioni), Acea (819), Iren (611) e A2A (582). Le perdite più elevate le ha accumulata la romana Atac, con 806 milioni. Il trasporto pubblico locale nel 2012-2016 ha raggiunto un rosso complessivo di 729 milioni e ricevuto risorse pubbliche per 16,3 miliardi.

Per quanto riguarda le città, la distribuzione dei fatturati vede Milano in testa con 5,7 miliardi, Bologna e Roma con 4,8, Brescia con 2,6 e Torino con 1,9 miliardi. Per quanto riguarda gli utili la classifica vede in testa invece Bologna con 842 milioni, quindi Milano (794), Trento (544) e Torino (429 milioni). Le partecipazioni rappresentano poi un «tesoro» nella casse degli enti azionisti: valgono 13,9 miliardi, con sei società in Borsa. Il comune più ricco è Milano con 2,3 miliardi, seguito da Roma (1,5), Brescia (1,2) e Torino (1 miliardo).

Accorpamenti, razionalizzazioni, liquidazioni, e anche previsioni normative legge Madia) hanno contribuito a un effetto che può destare sorpresa: secondo il rapporto R&S Mediobanca fra il 2010 e il 2017 gli enti locali hanno ridotto le nomine nelle partecipate del 46% (l’anno scorso sono state 1.879), e anche i compensi medi sono scesi del 16%. Le quote rosa rappresentano il 29,5% del totale, con la presenza di donne nel 16,6% delle posizioni apicali rispetto al 43% nelle non apicali.

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