testo tratto da La Nazione del 21 aprile 2019


NON ACCENNANO a diminuire le difficoltà del settore edile, considerato da molti analisti come la vera cartina di tornasole del sistema economico e occupazionale.

In provincia di Pistoia nel 2008 le ditte edili artigiane erano 4mila e 962 e oggi sono 3mila e 729: sono scomparse ben mille e 233 aziende. La crisi non si è ancora arrestata. Soltanto nel 2018 sono state 237 le nuove aperture contro 294 cessazioni. I numeri sono forniti da Cna Toscana Centro, da cui si nota una situazione simile anche per tutta la regione. Le costruzioni e il comparto edilizia sono settori che hanno sofferto molto più di altri della crisi che dal 2008 ad oggi ha colpito leconomia nazionale. Ed è in particolare ledilizia artigiana ad avere accusato in questi anni le ricadute più gravi. Negli ultimi 10 anni in Toscana il numero di imprese è crollato di 11mila e 453 unità di cui 569 chiuse solo nel 2018 e negli ultimi sei anni ledilizia regionale ha perso circa il 40,5% degli addetti (i dipendenti sono passati da 48mila e 619 a 28mila e 907). Entrando nel dettaglio delle sole realtà artigiane locali, in provincia di Prato, se nel 2008 ledilizia artigiana contava 3mila e 712 imprese, a fine 2018 il numero è sceso a 2mila e 838: 874 imprese artigiane in meno con 176 nuove aperture e 252 cessazioni nel 2018.

A FRONTE di simili dati, lazione di lobby di Cna Toscana Centro ha avuto come obiettivo prioritario la modifica della Legge regionale sugli appalti, considerando che proprio le committenze pubbliche muovono il 5% del Pil regionale. «Con la recente approvazione della riforma che prende atto delle proposte avanzate da Cna, è evidente limportanza del traguardo raggiunto, anche perché la nuova Riforma obbliga tutti gli enti locali, Comuni e Province, ad utilizzare per molte forniture proprio le gare dappalto varate dalla Regione, anche per quanto riguarda le opere sul fronte di viabilità e difesa del suolo», si afferma dallassociazione degli artigiani. Fra le questioni che si pongono con più urgenza, cè quella dei costi per lo smaltimento dei rifiuti, per cui lassociazione ha più volte sollecitato la Regione. Per gli imprenditori Cna, Riccardo Castellucci e Andrea Venturi sottolineano infatti che «il settore edile tra componenti, involucri, residui da demolizione e scavi, produce una quantità di scarti che rappresentano il 40% dei rifiuti speciali totali ma risultano spesso destinati a discarica anziché a riciclo o riuso. Questo comporta oneri pesantissimi per le imprese che nel 2018 hanno visto crescere i costi dello smaltimento speciale dal 25% al 100% per imballaggi, amianto, calcinacci, vernici».

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