testo tratto da greenreport.it del 03 maggio 2019

È in fase di elaborazione il documento annunciato un anno fa. Più biodigestori e meno discarica per gli urbani, mentre per gli speciali l’esempio da seguire è il patto già siglato tra il distretto conciario di Santa Croce e la Rea Impianti di Rosignano Marittimo

di Luca Aterini

Tra le più rilevanti direttive approvate dall’Unione europea nella legislatura che sta per chiudersi spicca il pacchetto normativo sull’economia circolare – il cui recepimento in Italia risulta bloccato da sei mesi al Senato –, che ha visto come relatrice l’eurodeputata Simona Bonafè, ieri a Firenze per la tavola rotonda sul tema organizzata nell’ambito della tradizionale conferenza di alto livello State of the Union. Ma come si concretizza sul territorio la volontà di realizzare un modello di sviluppo più sostenibile? «Economia circolare non significa politica di rifiuti zero e neppure di impianti zero – spiega Bonafè –Vuol dire semmai ottimizzare l’uso degli scarti e i processi produttivi in ogni loro fase».

Per tradurre in pratica questo modello, esattamente un anno fa il governatore Enrico Rossi preannunciava una «svolta ambientalista» annunciando la volontà di rivedere il Piano regionale su rifiuti e bonifiche (Prb) con orizzonte 2023. Ad oggi rimane ancora vigente quello approvato a fine 2014, ma ieri Rossi ha fatto il punto sui cardini attorno ai quali si dovrà sviluppare il nuovo Piano: se l’anno scorso le prime indiscrezioni sui rifiuti urbani parlavano di raccolta differenziata al 75% nel 2023 adesso l’asticella sale all’80% (confermato anche l’obiettivo del 70% al 2020, anche se gli ultimi dati certificati riferiti al 2017 sono fermi al 53,9%), con sei nuovi biodigestori da realizzare entro il 2022 – che possono tecnicamente gestire solo la frazione organica, che ammonta al 40% dei rifiuti urbani prodotti, per produrre compost ed energia – e la volontà di limitare al 10% il conferimento dei rifiuti in discarica.

Ma se anche il pacchetto normativo europeo si occupa pressoché esclusivamente di rifiuti urbani, non c’è economia circolare senza un’adeguata gestione dei rifiuti speciali: per dare un’idea delle proporzioni, in Toscana nel 2017 sono state prodotte 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e 10,5 di speciali.

Sotto questo profilo l’obiettivo, ribadito ieri dalla Regione, è quello condividere con il mondo delle imprese la “chiusura dei cicli produttivi”. Al proposito Rossi ha ricordato il primo patto per l’economia circolare, che è stato firmato a marzo tra Regione, la Rea Impianti di Rosignano Marittimo che gestisce il polo di Scapigliato (che tra l’altro contribuirà alla realizzazione dei biodigestori) e il distretto conciario di Santa Croce, che prevede 80 milioni di euro di investimenti per migliorare il recupero dei rifiuti speciali e assicurarne da subito un loro corretto smaltimento; accordi simili sono in via di definizione con i distretti del tessile e della carta.

Tutto questo, ha concluso il presidente, grazie anche all’Europa, che non è solo il conto dei fondi – di quanto preso e quanto ogni Stato ha dato al bilancio dell’Unione – ma un insieme di regole, politiche di sistema, stimoli e regolamenti. Il difficile è metterli in pratica: anche la Toscana è chiamata a questa sfida, approvando (e attuando) il Piano regionale rifiuti e bonifiche in fase di elaborazione.

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