testo tratto da La Nazione del 31 luglio 2019


FARE le cose in regola e puntualmente scontrarsi con la burocrazia, i tempi biblici, i tanti problemi e i costi alle stelle. È la quotidianità per gli artigiani tessili alle prese con lo smaltimento degli scarti di lavorazione. Un fardello che pesa sui bilanci, ma anche sulla gestione delle aziende stritolate dagli adempimenti burocratici.

In concreto una tessitura di medie dimensioni, con un capannone di circa duemila metri quadrati di superficie, spende allincirca settemila euro lanno per smaltire i residui delle lavorazioni. SI TRATTA di circa due tonnellate al mese di sacchi neri destinati alla discarica. In due anni i costi per lo smaltimento degli scarti di lavorazione sono aumentati in maniera esorbitante: dal 2017 quando per disfarsi di una tonnellata di cascami servivano 170 euro, siamo arrivati a toccare la soglia dei 270 euro. Questo significa che unazienda di medie dimensioni ogni anno deve sborsare circa 8-9mila euro tra la Tari (calcolata sulla superficie del capannone non occupata da macchinari tessili) e i costi dello smaltimento dei residui di lavorazione che dal 2017 sono classificati come rifiuti speciali non pericolosi.

Soldi che fanno la differenza. Al netto delle spese che artigiani e imprenditori devono sostenere, il problema più grave che si sta verificando da oltre un anno a questa parte riguarda i tempi di smaltimento. Le discariche sono sature e così i ritiri dalle aziende avvengono con il contagocce. Questo costringe gli artigiani a stipare nei magazzini e nei piazzali quintali e quintali di scarti, con rischi evidenti. Tutto questo mentre le imprese illegali applicano tariffe stracciate (quando le applicano) oltre a ritirare praticamente qualunque tipo di rifiuti in una manciata di minuti. «La scelta della deassimilazione doveva essere fatta in funzione del sistema dei rifiuti che in Toscana è palesemente in difficoltà per la mancanza di discariche», spiega Moreno Vignolini, dirigente di Confartigianato.

«Le aziende sane hanno bisogno di risposte certe. Abbiamo la massimo urgenza di chiudere laccordo con la Regione, che ci aveva proposto una soluzione per il conferimento degli scarti di lavorazione in accordo con Alia. Quello che ci è stato proposto a parole, però, non ancora non è stato messo nero su bianco». E le imprese soffrono.
Silvia Bini

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