testo tratto La Nazione del 27 febbraio 2019

TAVOLI, confronti, percorsi comuni. I termini più odiati dai comitati cittadini, che chiedono la chiusura di Cava Fornace, sono tornati alla ribalta dopo il sopralluogo effettuato lunedì dalla commissione regionale d’inchiesta sulle discariche sotto sequestro e sul ciclo dei rifiuti in Toscana. L’esito, infatti, ricalca quelli emersi mille altre volte: la Regione conferma la volontà di dar seguito alla mozione approvata nel dicembre 2017 per chiudere la discarica, i comuni e i comitati fanno pressione per velocizzare questa procedura e il gestore del sito, nel frattempo, prosegue la sua attività e riempirà la discarica fino all’altezza massima consentita di 98 metri (contro i 43 attuali).

A Ribadire il futuro di Cava Fornace è stato Giacomo Giannarelli (Movimento 5 Stelle), presidente della commissione regionale. «Questa discarica dice doveva essere chiusa da tempo. Il consiglio regionale ha approvato una specifica mozione in questo senso e anche i comuni di Montignoso, Seravezza, Pietrasanta e Forte dei Marmi hanno approvato atti di indirizzo che vanno nella stessa direzione. Il problema nasce dal fatto che la Regione non ha ancora approvato alcun piano sull’amianto, contravvenendo a precise indicazioni nazionali. Questo piano dovrà indicare siti e tecnologie per lo smaltimento: questa discarica è stata giudicata non idonea a questo fine. Stiamo ancora aspettando dall’assessore Fratoni una nota di attuazione sulla mozione approvata dal consiglio con le motivazioni che impediscono la chiusura di Cava Fornace.

Eventuali problemi o penali siano scritti nero su bianco, sarà poi compito della politica affrontarli». IMMEDIATA la replica dell’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni: «Le mozioni del consiglio regionale hanno il totale rispetto da parte della giunta e degli uffici regionali, ma non possono sostituirsi ai procedimenti amministrativi, che seguono e attuano ciò che dispone la legge. E necessario quindi elaborare un percorso comune per offrire la risposta più efficace in termini ambientali.

Finché il gestore opera nel rispetto della legge e delle autorizzazioni vigenti ha diritto a realizzare l’intero progetto di coltivazione. L’unica strada perseguibile è quella di un accordo per la gestione della ex cava: ai comuni di Montignoso e Pietrasanta ho già chiesto la disponibilità a partecipare al confronto con la società per elaborare un progetto complessivo che possa condurre alla chiusura dell’impianto, coi tempi dovuti e le garanzie ambientali del caso, e consenta di ottimizzare l’utilizzo dell’impianto per le necessità del territorio. La recente acquisizione del sito da parte di Alia, società interamente pubblica, è un elemento di garanzia». Soddisfatto del sopralluogo Enrico Giardi, presidente di Programma ambiente Apuane, gestore di Cava Fornace. «Il nostro obiettivo è gestire la discarica in maniera totalmente trasparente e definire gli obiettivi all’interno di un progetto condiviso con la Regione Le porte della discarica sono aperte a tutti»

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