testo tratto da greenreport,it del I° marzo 2018

Dalle miniere sparse per il globo estraiamo buona parte delle materie prime che alimentano la nostra economia, in cambio però di impatti ambientali crescenti e diversificati, che si manifestano anche nei più impensabili dettagli (per l’occhio non esperto). È il caso, in realtà tutt’altro che marginale, che investe la gestione dei mega-pneumatici montati sui camion da miniera.

 

Un camion da miniera è in grado di trasportare oltre 350 tonnellate di materiali e per farlo monta pneumatici mastodontici, che misurano anche 4 metri di diametro per 1,80 metri di larghezza e 5,7 tonnellate di peso. Questo spiega perché, una volta consumato il battistrada, queste gomme molto spesso vengano abbandonate in enormi discariche a cielo aperto, talmente grandi che si riescono a vedere persino con Google Maps (come nel caso della miniera di rame di Cananea in Messico) in quanto il processo per trasportarle e avviarle al riciclo viene ritenuto troppo difficile ed economicamente troppo dispendioso.

Ad affrontare il problema in modo innovativo è oggi l’azienda Salvadori, insediata in Polo Meccatronica a Rovereto (TN), con il primo robot al mondo progettato e realizzato per lavorare direttamente sul posto i mega-pneumatici, in modo tale da renderne più facile e vantaggioso il trasporto verso gli impianti di riciclo: MT-REX, appena lanciato sul mercato dopo tre anni di ricerca e sviluppo, è un gigantesco macchinario interamente programmabile, capace di funzionare in maniera autonoma, che aggancia i copertoni e li taglia, diminuendo volume e peso delle parti da avviare al riciclo e rendendo così più facile ed economico il trasporto.

«Inizialmente producevamo macchine per tagliare pneumatici che finivano in discarica, e a partire dal 2000 abbiamo iniziato a occuparci del loro riciclo – spiega Juri Salvadori, direttore vendite dell’azienda, nata 1982 e diventata in 35 anni di attività leader nella produzione di macchinari per il riciclo dei pneumatici – e infatti in questi anni abbiamo recuperato gomme di ogni tipo di mezzo: automobili, muletti, biciclette, autocarri, mezzi agricoli, caterpillar, aeroplani. Il problema delle miniere però non era mai stato affrontato in maniera definitiva proprio per le difficoltà legate alla grandezza dei pneumatici dei camion, che lì lavorano incessantemente».

Una volta realizzata la riduzione volumetrica dei mega-pneumatici, si può finalmente procedere alle successive fasi dell’avvio a riciclo: la seconda è la triturazione degli spicchi, attraverso cui è possibile ottenere separatamente i tre materiali che li compongono, ovvero acciaio, destinato alle fonderie, materiale tessile, in parte recuperabile, e granulo di gomma, che può essere anche colorato. Quest’ultimo viene utilizzato poi, sempre su macchine realizzate da Salvadori, per ottenere una vasta gamma di prodotti di recupero. Una buona notizia non solo per l’ambiente ma anche per l’economia dunque, dato che uno pneumatico di un camion da miniera costa tra 30mila e 60mila euro, ma in caso di particolari picchi di richiesta può raggiungere anche i 120mila euro, e un pit-stop, che si svolge di solito una volta ogni 10 o 12 mesi può costare fino a 720mila euro; con l’avvio a riciclo è possibile recuperare parte di quella spesa.

E se si considera che in una miniera possono lavorare fino a 300 camion contemporaneamente, questo significa che ogni 10-12 mesi vanno smaltiti circa 1800 mega-pneumatici, pari a un peso di 9mila tonnellate. Numeri che in ogni caso ci aiutano a ricordare come la possibilità di avviare a riciclo questi pneumatici sia un’ottima notizia, ma comunque una goccia nell’oceano. All’interno di quei camion viene infatti trasportata una quantità crescente di materie prime: secondo stime Onu, nel 2017 l’umanità ha estratto dall’ambiente 88,6 miliardi di tonnellate di materie prime, con un +25% rispetto al 2010 e un trend che minaccia di arrivare all’insostenibile quota di 180 miliardi di tonnellate entro il 2050. Purtroppo, già oggi i danni sanitari collegati hanno portato a 19 milioni di morti premature l’anno: una “performance” che non possiamo permetterci di continuare a peggiorare.

Share This