“Senza discariche non sono possibili le bonifiche”. Lo afferma la Presidente di Rimateria, Claudia Carnesecchi, replicando a quanti oggi sostengono che una delle mission dell’azienda sarebbe stata “tradita”. Chi mette in contrapposizione le bonifiche dell’area di Ischia di Crociano con la messa in regola della discarica gestita da Rimateria, commette un falso grossolano e mostra di voler continuare in una narrazione fuorviante.

La ormai famosa discarica abusiva LI53 sulla quale si è concentrata l’attenzione – dimenticando le centinaia di ettari inquinati che coprono l’area industriale – dovrà essere messa in sicurezza come stabilito dal decreto del ministero dell’ambiente. Le circa trecentomila tonnellate di rifiuti ammassati sopra di essa, dovranno essere rimosse, suddivise per tipologia dopo essere state analizzate, quindi mandate una parte al riciclo e una parte in discarica (come nel caso, per esempio, di tutte le polveri da abbattimento fumi dell’altoforno). E’ materiale inquinante attualmente depositato alla rinfusa, esposto al vento e alla pioggia, del quale nessuno si è preoccupato per anni: oggi che, finalmente, è possibile renderlo inoffensivo per l’aria e la falda, sorgono le proteste.
E’ un’operazione che, seppur riguardante una piccola quota del territorio, comporta grandi spese, investimenti di svariati milioni. “Avere vicino una discarica attiva e in regola – spiega il Direttore di Rimateria, Luca Chiti – è una garanzia per abbattere notevolmente i costi e aumentare il livello di sicurezza anche nella fase di trasporto e stoccaggio”.
Gli Enti locali non hanno le risorse finanziarie indispensabili per mettere in pratica il progetto di bonifica mentre Rimateria opera con mezzi propri, grazie alla sua attività industriale, come una qualsiasi azienda, senza gravare sulle tasche dei cittadini della Val di Cornia. In tutti i Paesi avanzati, le discariche sono un anello del processo produttivo: chi ha familiarità con le industrie dovrebbe saperlo bene, conoscendo il meccanismo per cui chi produce importa materia (dall’esterno) e restituisce prodotti e scarti. Meraviglia che si speri di tornate presto a produrre acciaio dimenticando che, una volta acceso forno elettrico , si dovranno importare da tutto il mondo rifiuti ferrosi (rottame) e, al termine, dopo la colata di acciaio, si dovranno trattare o smaltire centinaia di tonnellate di rifiuti non tutti riciclabili. Gestire correttamente e con razionalità questi flussi è indispensabile per garantire l’ambiente e, ormai, anche per garantire un futuro alle stesse attività produttive.

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