Da settimane la governance di Rimateria è argomento di dibattito pubblico. Tutte le risposte ai molti interrogativi e alle numerose inesattezze che circolano, si possono trovare nello statuto della società che stabilisce con nettezza ruoli e gerarchie aziendali. Leggendo le varie norme apparirà chiaro che la componente pubblica resterà sempre determinante nelle scelte strategiche e nel controllo della corretta applicazione.
Lo statuto di RiMateria prevede che “Le deliberazioni aventi ad oggetto le modifiche al piano industriale sono adottate dall’assemblea a maggioranza semplice… con il voto determinante del socio pubblico”. Detto in parole semplici: se i Comuni non votano il piano industriale, questo non passa. Lo ribadisce la presidente di RiMateria Claudia Carnesecchi: “Da quella disposizione statutaria deriva l’obbligo che qualunque delibera assembleare che abbia come tema il piano industriale, sia approvata dalla maggioranza semplice degli azionisti purché di questa faccia parte la componente pubblica della proprietà”. In qualsiasi azienda il piano industriale detta le linee strategiche sulla base delle quali dovrà operare il Consiglio di amministrazione. Quindi il management non potrà discostarsi da quanto stabilito nel piano. “Ne discende – aggiunge Carnesecchi – che qualsiasi percentuale di quote detengano i soci di parte pubblica, spetta a questi ultimi la parola definitiva in materia di indirizzi strategici”.
La gestione, quindi, spetta al Cda della società nel quale è previsto che i privati abbiano la maggioranza (2 membri su 3), ma le scelte operative non potranno discostarsi dalle linee guida stabilite nel piano industriale. “La nomina del presidente del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale da parte dei soci pubblici – spiega ancora la presidente Carnesecchi – risponde proprio all’esigenza che al pubblico spetti , oltre alle indicazioni delle strategie industriali, anche la funzione di controllo della corretta applicazione delle stesse”.

Share This