E’ risaputo (da pochi e da pochi ascoltato) che, fatta 100 la produzione totale di tutti i rifiuti, più di 80 sono Rifiuti Speciali (ovvero da attività produttive, di servizio e di commercio) e 20 sono Rifiuti Solidi Urbani.

Sia su scala nazionale che su quella regionale numeri e percentuali si equivalgono. Le insufficienti raccolte differenziate riguardano gli imballaggi (cioè tutto ciò che noi adoperiamo per trasportare, conservare e mantenere incontaminato quello che mangiamo o beviamo) e, dove viene effettuata, la raccolta della frazione umida (cioè quello che scartiamo dall’alimentazione).

Se venisse fatto il 100% di Raccolta Differenziata, questa rappresenterebbe circa il 70% dell’intera produzione degli Urbani e circa il 14% dell’intera produzione dei rifiuti. Ammesso e non concesso che questo 14% fosse tutto di qualità da poter essere reimmesso nei circuiti industriali (per essere riciclato, che è poi lo scopo della raccolta differenziata) inviandolo a cartiere, vetrerie, produzione di plastiche, produzione di compost, ecc… da questi ne ritornerebbero ancora rifiuti, ancorchè a quel punto definiti Speciali. Ad esempio, per ogni Kilogrammo di carta riciclata si produce mezzo Kilogrammo di fanghi e pulper di cartiera.

Cosa, come e quanto sia possibile azzerare i rifiuti dovrebbe esser chiaro dai pochi numeri sopradetti.

Se poi volessimo ragionare anche sul fatto che in Toscana, ad esempio, si producono circa 500 mila tonnellate/anno di fanghi da depurazione civile (1/4 di tutti i rifiuti urbani) e che la depurazione civile, ovvero di ciò che lasciamo quando andiamo in bagno, raggiunge non più del 77% della popolazione (fonte Arpat), si può ben capire che l’azzeramento di questo tipo di rifiuti appaia un nonsenso

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