testo tratto da Il Tirreno, Economia Toscana del 24 luglio 2019

I contenitori della polpa di pomodoro. I coperchi del barattolo di marmellata. Le stagne dell’olio extravergine d’oliva. Le bombolette per vernici, deodoranti e schiuma da barba. Alzi la mano chi non ha mai avuto dubbi su come conferire questi rifiuti. Imballaggi in acciaio che si trovano nelle dispense delle nostre case e finiscono nei bidoni della raccolta differenziata.

E poi? Tornano a nuova vita, sono un tassello di quel modello di economia circolare che in Toscana sta facendo passi da gigante. Rinascono a Pontedera, nello stabilimento dell’azienda Revet, dove la filiera toscana dell’acciaio chiude il cerchio. Lo fa grazie al nuovo e sofisticato impianto inaugurato nel maggio scorso, costato a Revet 4 milioni di euro, che trasforma la preziosa materia prima proveniente dalla raccolta differenziata toscana.

LA RACCOLTA IN NUMERI

Ricrea è il consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi di acciaio, al quale aderiscono 281 produttori della materia prima e dei contenitori d’acciaio: di questi, nove sono toscani (fra i nomi, la Carapelli di Tavarnelle Val di Pesa e la Bekaert di Figline Valdarno). Il consorzio Ricrea è partner di Revet in questo progetto pilota a livello nazionale per il riciclo dell’acciaio. In Toscana la quantità degli imballaggi raccolta è più che raddoppiata nel giro di cinque anni, passando da 6.328 tonnellate nel 2014 a 14. 500 tonnellate nel 2018. Prima che l’impianto della Revet entrasse in funzione, i metalli venivano prima pressati e smistati ad altre aziende che li lavoravano fino a ridurli in “proler” (bricchetti).

COME FUNZIONA

La novità è che d’ora in poi gli imballaggi d’acciaio verranno selezionati e triturati nel nuovo stabilimento di Revet per trasformarsi in bricchetti pronti a entrare nel forno elettrico dell’acciaieria e dunque nel circuito del riciclo. «Il progetto – spiega Livio Giannotti, presidente di Revet – nasce dall’esigenza di una gestione del riciclo tesa ad accorciare la filiera dell’acciaio, controllandone i flussi fino all’effettivo utilizzo in acciaieria». L’impianto, che occupa un’area di 3.600 metri quadrati nel quartier generale di Revet a Pontedera, è il primo di questo genere inaugurato in Italia. Quella che è stata tenuta a battesimo il maggio scorso è la prima linea di lavorazione del materiale che entrerà a regime dopo l’estate. Tratterà diecimila tonnellate l’anno di imballaggi d’acciaio: di questi, circa settemila provengono da impianti di selezione del multimateriale leggero e pesante presenti in Toscana, tremila da centri di trattamento delle raccolte differenziate.

L’APPELLO PER PIOMBINO

Revet si occuperà dell’intera filiera, andando a ritirare gli imballaggi d’acciaio anche nelle varie piattaforme toscane di raccolta differenziata, per poi lavorare il materiale nel proprio impianto e quindi inviarlo nelle fonderie indicate dal consorzio Ricrea. Da Pontedera dunque i bricchetti d’acciaio provenienti dalle pattumiere dei toscani si rimettono in viaggio. Destinazione finale: l’altoforno delle acciaierie dove avverrà il processo di fusione. Gli occhi sono puntati su Piombino. L’auspicio di Livio Giannotti è infatti che «le acciaierie piombinesi riprendano la loro attività, così da chiudere veramente il cerchio della filiera in Toscana».

PERCHÈ RICICLARE

Quella del riciclo dell’acciaio è una storia di successo. Una storia di buone pratiche ambientali che perpetua il destino di una materia prima da sempre utilizzata per l’imballaggio, fin dalla metà dell’Ottocento, quando venne sviluppata la tecnica della conservazione dei cibi in scatola.Basti pensare che, secondo i dati del consorzio Ricrea, con 1.000-1.500 scatolette di tonno si ottiene il telaio di una bicicletta, con 900 bombolette spray una panchina e, con 350 fusti, la scocca di un’utilitaria. Grazie alla raccolta differenziata e al riciclo in acciaieria, vengono recuperate e fuse lattine, scatole e bombolette. Si produce così un acciaio che rientra nel ciclo industriale e torna nelle nostre dispense sotto forma di nuovi barattoli, coperchi, bombolette e fusti. E la storia continua.

Maria Lardara

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