testo tratto da La Stampa- Tuttogreen del 23 settembre 2019


Stefano Capra è l’amministratore unico di Noveletric, un’azienda piemontese che raccoglie e recupera le cosiddette cisternette da un metrocubo (10 ettolitri) realizzate con un otre di plastica, una gabbia di ferro e da un pallet in legno.

Capra gestisce anche altri 5 impianti analoghi in Italia. I contenitori arrivano da concerie, cartiere, industrie tessili, alimentari (olio d’oliva), industrie farmaceutiche, produttori di pitture murali. Ritiriamo imballi vuoti e sporchi. Li laviamo, li bonifichiamo e li reimmettiamo sul mercato. Questa cosa qui non si può più fare e quindi questi imballaggi dove vanno a finire?. La domanda non è retorica: è vietato lo smaltimento in discarica, pesano poco ma hanno un volume enorme, solo noi lavoriamo mille pezzi al giorno. Su un bilico ce ne stanno 52: quanti Tir al giorno si dovrebbero muovere in entrata e in uscita?. La situazione è confusa e il futuro incerto: impianti con autorizzazioni in scadenza, Enti locali che non le rinnovano concedendo solo proroghe, in attesa di capire cosa fare.

Elena Calabria, vicepresidente di Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato), rappresenta le istanze delle piccole imprese artigianali, generalmente sensibili e attente al territorio. Come quelle dei cenciaioli pratesi, che facevano economia circolare secoli prima che venisse coniato il termine: Nell’ultimo anno hanno visto decuplicare il costo del rifiuto tessile denuncia Calabria e contemporaneamente lievitano i costi dell’energia. Sacche di illegalità si stanno infiltrando anche nel virtuoso Veneto: Si affittano i capannoni delle aree industriali per stipare rifiuti speciali e pericolosi, poi vengono abbandonati diventando pericolosissime bombe ecologiche, da disinnescare con costi che ricadono sulla collettività.
Altrettanto preoccupato è Andrea Laguardia, responsabile igiene ambientale di Legacoop. L’associazione, che riunisce oltre 15mila cooperative, ha aderito all’appello perché le nostre imprese sono impegnate in tutti i settori dell’economia circolare, dalla raccolta rifiuti ai centri per la lavorazione dei materiali, spiega il responsabile.

A rischio l’attività ordinaria e i progetti di sviluppo. In particolare nel settore del consumo – racconta Laguardia – le nostre coop trattano 11mila tonnellate di frazione organica l’anno: uno dei progetti sospesi è quello di produrre biocarburante da utilizzare per i nostri mezzi di trasporto. Altre novità degli ultimi mesi sono l’installazione di 62 raccoglitori di oli usati nei piazzali dei supermercati (240 tonnellate già raccolte) e lo studio di un sistema di riciclo delle plastiche miste, con l’obiettivo di realizzare contenitori per la grande distribuzione. Tutte filiere e investimenti a rischio stop.

Tira le fila del discorso Andrea Bianchi, direttore politiche industriali di Confindustria: Le norme attuali rendono molto più complicata la cessazione del rifiuto. L’approvazione dei decreti è molto lenta. Al governo, e a tutto l’arco costituzionale del Parlamento italiano, chiediamo l’anticipazione del recepimento della direttiva europea e di reintrodurre la possibilità da parte delle Regioni di autorizzare caso per caso gli impianti di recupero di materia con un provvedimento il più possibile generale, che consenta di riutilizzare anche i nuovi materiali e di sviluppare le tecnologie più innovative. Il rischio di una ricaduta negativa sulla capacità impiantistica del Paese e di un aumento dei costi è forte perché tutto il sistema industriale è in qualche modo coinvolto nell’economia circolare, sia come produttore di rifiuti, sia come utilizzatore di materie prime.

L’Italia è tra i paesi più virtuosi in Europa: recuperiamo circa l’80% dei rifiuti speciale il 47% dei rifiuti urbani. L’assenza di un provvedimento sta rallentando il percorso verso l’economia circolare. Il deprezzamento dei materiali raggiunge anche il 200% del loro valore, continua Bianchi. Un paese manifatturiero che non ha materie prime, ma che ha sviluppato capacità straordinarie nel riutilizzo della materia, non può permettersi il lusso di bloccare interi settori dell’economia verde: il grido dall’arme che si alza dalla società civile non merita di essere ignorato. Per il bene di tutti.

Share This