testo tratto da Il Tirreno del 20 febbraio 2019


I “ri-prodotti” della Revet Recycling vanno anche in Cina: un carico ogni mese prende la via del gigante asiatico, che utilizza la plastica riciclata a Pontedera nell’industria dei cavi leggeri, a esempio per i sistemi di irrigazione di giardini e parchi.

Si è un po’ depotenziato, invece, il rapporto con la vicina Piaggio, parecchio forte in passato quando l’azienda della Vespa commissionava varia componentistica per i suoi modelli, non solo su due ruote ma anche veicoli commerciali, dai bauletti agli altri particolari dell’abitacolo.Alla Revet di viale America – fondata nel 1986, 180 dipendenti, specializzata nella raccolta, selezione e stoccaggio dei rifiuti (più o meno 150.000 tonnellate di materiali lavorati all’anno) – il progetto di ricerca sull’economia circolare è partito nel 2009, di quattro anni dopo è l’inaugurazione dell’impianto (investimento di oltre 5 milioni di euro). Così è nata la Revet Recycling (vi lavorano una ventina di persone), che si occupa del riciclo delle plastiche miste che derivano da imballaggi post-consumo (plasmix), da scarti industriali e dalla selezione delle plastiche presenti nei Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). Insomma, economia circolare, nello stesso stabilimento, sulle stesse superfici, nello stesso luogo. Primi in Toscana, tra le prime in Italia. Da un’economia di aggiunta a un’economia di sostituzione, dal consumo di beni all’utilizzo di beni. Da ciò che sembra un rifiuto, nasce il ri-prodotto.


IL PROCESSO
Revet Recycling gestisce circa 8.000 tonnellate l’anno di plastiche miste, che normalmente sarebbero destinate a recupero energetico (termovalorizzatore), l’impianto è in grado di trattare 2.500-3.000 chilogrammi l’ora di materiale proveniente dalla raccolta differenziata dei cittadini toscani. Quello che arriva come scarto viene inizialmente triturato, quindi immerso in due vasche di lavaggio dove “affondano” i detriti da buttare, in seguito avviene un’ulteriore raffinazione che fa perdere alla plastica le rimanenti impurità. A questo punto il materiale viene essiccato e compattato da un torchio, per poi finire in un’altra vasca di accumulo. Le fasi successive sono un processo di fusione e gli ultimi passaggi per la “pulizia” della plastica (delle 8.000 iniziali, restano 6.000 tonnellate utilizzabili). Così compatto, un macchinario dà forma e dimensione al prodotto, che viene infine stoccato all’interno di un silo. Dalla plastica vergine alla plastica riciclata, insomma. Nemmeno l’acqua utilizzata nel processo va buttata: l’azienda di Pontedera la depura riciclandola. È un ciclo continuo.


LE STECCHE DI PLASTICA
Il processo trasforma la plastica che non è affatto immondizia in due semi-lavorati: i profili e i granuli. Entrambi hanno parecchio mercato per la loro qualità, affinata anche con prove di laboratorio e con attività di ricerca e sviluppo. I profili – una vera e propria stecca di plastica, un asse, un palo di grande robustezza – vengono venduti alle aziende che producono oggetti di arredo urbano: dalle panchine ai tavoli, dalle staccionate e recinzioni fino ai giochi e attrezzature per bambini. «Il percorso di efficientamento delle filiere industriali del riciclo, che già oggi sono un punto di riferimento nella nostra regione, deve essere accompagnato da un miglioramento sostenibile della qualità delle raccolte, finalizzate a un riciclo effettivo dei materiali e infine alla ricollocazione sul mercato dei prodotti realizzati in materiale riciclato – spiega il presidente di Revet, Livio Giannotti – in questo senso le pubbliche amministrazioni hanno una grande responsabilità: i profili in plastica riciclata con cui sono realizzati gli arredi urbani, rappresentano l’esempio di un’opportunità per gli enti pubblici di applicare la norma del Gpp (Green public procurement) che li vuole impegnati in un ricorso deciso al mercato dei prodotti riciclati negli appalti pubblici. Un impegno di tutti quindi: cittadini, imprese e amministrazioni».


I GRANULI
È il semi-lavorato più diffuso e utilizzato che esce dall’impianto della Revet Recycling. Viene successivamente lavorato dalle aziende specializzate nello stampaggio plastico a iniezione. Dai granuli nascono una gran quantità di prodotti. Le conche, le fioriere e i vasi per alberi e piante, per esempio: e infatti i granuli realizzati a Pontedera finiscono ad alimentare il settore florovivaistico, soprattutto nel pistoiese. Poi le scope, le granate, le spazzole, in sostanza una grande varietà di articoli per la casa. E ancora le mattonelle da giardino e pure le tegole dei tetti: il granulo della Revet diventato rivestimento da esterno, tra l’altro, viene venduto nella grande distribuzione da un marchio noto come Leroy Merlin.


PIÙ CIRCOLARE DI COSÌ
C’è un’ulteriore applicazione che dimostra l’importanza della filiera green dal “rifiuto” al ri-prodotto. Quei “chicchi” di plastica, infatti, nati packaging e confezioni, diventati immondizia e infine “ripuliti” a Pontedera per nuove destinazioni e consumi, potrebbero tornare nelle private abitazioni sotto forma di contenitori e compostiere.Sì, proprio i bidoncini di diverso colore che consentono di buttare il rifiuto selezionato per la raccolta differenziata. Più economia circolare di così.


Revet Recycling gestisce circa 8.000 tonnellate l’anno di plastiche miste, che normalmente sarebbero destinate a recupero energetico (termovalorizzatore), l’impianto è in grado di trattare 2.500-3.000 chilogrammi l’ora di materiale proveniente dalla raccolta differenziata dei cittadini toscani. Quello che arriva come scarto viene inizialmente triturato, quindi immerso in due vasche di lavaggio dove “affondano” i detriti da buttare, in seguito avviene un’ulteriore raffinazione che fa perdere alla plastica le rimanenti impurità. A questo punto il materiale viene essiccato e compattato da un torchio, per poi finire in un’altra vasca di accumulo. Le fasi successive sono un processo di fusione e gli ultimi passaggi per la “pulizia” della plastica (delle 8.000 iniziali, restano 6.000 tonnellate utilizzabili). Così compatto, un macchinario dà forma e dimensione al prodotto, che viene infine stoccato all’interno di un silo. Dalla plastica vergine alla plastica riciclata, insomma. Nemmeno l’acqua utilizzata nel processo va buttata: l’azienda di Pontedera la depura riciclandola. È un ciclo continuo.


LE STECCHE DI PLASTICA

Il processo trasforma la plastica che non è affatto immondizia in due semi-lavorati: i profili e i granuli. Entrambi hanno parecchio mercato per la loro qualità, affinata anche con prove di laboratorio e con attività di ricerca e sviluppo. I profili – una vera e propria stecca di plastica, un asse, un palo di grande robustezza – vengono venduti alle aziende che producono oggetti di arredo urbano: dalle panchine ai tavoli, dalle staccionate e recinzioni fino ai giochi e attrezzature per bambini. «Il percorso di efficientamento delle filiere industriali del riciclo, che già oggi sono un punto di riferimento nella nostra regione, deve essere accompagnato da un miglioramento sostenibile della qualità delle raccolte, finalizzate a un riciclo effettivo dei materiali e infine alla ricollocazione sul mercato dei prodotti realizzati in materiale riciclato – spiega il presidente di Revet, Livio Giannotti – in questo senso le pubbliche amministrazioni hanno una grande responsabilità: i profili in plastica riciclata con cui sono realizzati gli arredi urbani, rappresentano l’esempio di un’opportunità per gli enti pubblici di applicare la norma del Gpp (Green public procurement) che li vuole impegnati in un ricorso deciso al mercato dei prodotti riciclati negli appalti pubblici. Un impegno di tutti quindi: cittadini, imprese e amministrazioni».


I GRANULI
È il semi-lavorato più diffuso e utilizzato che esce dall’impianto della Revet Recycling. Viene successivamente lavorato dalle aziende specializzate nello stampaggio plastico a iniezione. Dai granuli nascono una gran quantità di prodotti. Le conche, le fioriere e i vasi per alberi e piante, per esempio: e infatti i granuli realizzati a Pontedera finiscono ad alimentare il settore florovivaistico, soprattutto nel pistoiese. Poi le scope, le granate, le spazzole, in sostanza una grande varietà di articoli per la casa. E ancora le mattonelle da giardino e pure le tegole dei tetti: il granulo della Revet diventato rivestimento da esterno, tra l’altro, viene venduto nella grande distribuzione da un marchio noto come Leroy Merlin.


PIÙ CIRCOLARE DI COSÌ
C’è un’ulteriore applicazione che dimostra l’importanza della filiera green dal “rifiuto” al ri-prodotto. Quei “chicchi” di plastica, infatti, nati packaging e confezioni, diventati immondizia e infine “ripuliti” a Pontedera per nuove destinazioni e consumi, potrebbero tornare nelle private abitazioni sotto forma di contenitori e compostiere.Sì, proprio i bidoncini di diverso colore che consentono di buttare il rifiuto selezionato per la raccolta differenziata. Più economia circolare di così.

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