testo tratto da Il Sole 24 Ore del 13 aprile 2018

Mantova. Tenete la sorpresa: secondo qualcuno, a Mantova riciclare la carta è un’attività contro l’ambiente.

 

Mantova, Cartiera Burgo

Riciclare la carta inquina l’aria, afferma il comitato del no che sabato scorso ha organizzato una manifestazione di protesta cui erano presenti molte centinaia di persone contro il progetto con cui la Pro Gest (del gruppo cartario trevisano Trevikart, famiglia Zago) si accinge a riaprire la vecchia cartiera abbandonata della Burgo per farne un polo del riciclo della carta da macero.

Ciò che spaventa il comitato mantovano di contestazione è soprattutto la riattivazione dell’impianto energetico che produrrà l’elettricità e il vapore necessari a far funzionare la cartiera: la centrale sarà alimentata bruciando non carbone né petrolio ma nientemeno che gli scarti della carta straccia raccolta dai mantovani sensibili al tema del riciclo.

Sabato attraverso il centro di Mantova è sfilato un corteo di molte centinaia di persone. L’armamentario dei comitati nimby è quello classico: gli striscioni scritti con la vernice a spruzzo sui lenzuoli, la lettera aperta dei genitori consapevoli, le denunce dei politici locali, il pronostico di malattie orribili lanciato dai ricercatori di nanopolveri e dai medici per l’ambiente, il coinvolgimento delle mamme informate, gli articoli indignati sul giornale provinciale, la protesta dei bambini inquadrati con le mascherine antipolvere, le interviste con voce affannosa alla tv cittadina.

Tutti costoro hanno ragione: la cartiera avveniristica disegnata mezzo secolo fa dal geniale architetto Pier Luigi Nervi, quella che fu la cartiera più grande d’Italia, è chiusa da anni. Quando riaprirà, ogni mattina il parcheggio della fabbrica si riempirà delle auto di operai e impiegati, arriveranno i camion carichi di carta da macero raccolta con coscienza ambientale dai mantovani; ne partiranno i camion carichi di cartone per imballaggi ottenuto senza tagliare nemmeno un arbusto.

Di conseguenza, la ciminiera tornerà a funzionare perché l’impianto termico tornerà a bruciare gli scarti della lavorazione della carta e produrrà energia.
Quindi il comitato dei contestatori dice: «Non siamo contro la riapertura della cartiera, figuriamoci, ma vogliamo un futuro meno inquinato per i nostri figli».
L’alternativa è semplice. Se il comitato del no otterrà il blocco del progetto, allora la cartiera brucerà un combustibile fossile e gli scarti della carta dei mantovano saranno caricati su altri camion che, dopo un’ora di strada, arriveranno all’inceneritore di Brescia, vicino ai polmoni dei bresciani ma lontano dai polmoni di genitori consapevoli, medici delle nanopolveri e mamme antismog di Mantova.
Vince la causa troppo tardi. L’azienda svedese se ne va.
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