testo tratto da Il Sole 24 Ore del 28 aprile 2018

 

Ogni anno ci sono circa 8 milioni di tonnellate di plastica che finiscono in mare. Il Mediterraneo è tra le aree di maggiore criticità. Puntare il dito contro i produttori di plastica non ha molto senso perché la plastica è un materiale presente ovunque e con alte potenzialità di riciclo.

 

È semmai tutta la filiera che va coinvolta, dai produttori, ai trasformatori, ai consumatori, ai riciclatori. Servono nuove soluzioni per il fine vita e più educazione ai cittadini: è questo il messaggio uscito dal Polytalk, il summit dei produttori di materie plastiche di tutto il mondo, organizzato da PlasticsEurope, che si è svolto a Malta e si è chiuso ieri. Il tema della plastica negli oceani è una delle sfide ambientali più sentite a livello mondiale. Tra i produttori c’è una costante ricerca per rendere la plastica più facilmente riciclabile. Una ricerca che, racconta Daniele Ferrari, presidente di PlasticsEurope e vicepresidente di Federchimica, si traduce «in innovazione a 360°, dal design del packaging a materiali più facilmente riciclabili».

Anche sul riciclo sono stati fatti passi in avanti importantissimi. Negli ultimi dieci anni, in Europa, secondo le stime di PlasticsEurope, il riciclo della plastica è aumentato di circa l’80%: la plastica raccolta è aumentata dell’11%, il recupero energetico del 61%, mentre è diminuito del 43% l’avvio a discarica. A questo proposito va notato che dei 27,1 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica raccolti dopo il consumo, il 31,1% viene riciclato, mentre il 27,3% finisce in discarica. Questo significa che il sorpasso del riciclo sulla discarica è già avvenuto, almeno in Europa.

Tutto ciò però non toglie che negli Oceani e nel Mare nostrum, tra le aree più critiche del pianeta, ci siano tracce della presenza di questo materiale che si scorgono anche a occhio nudo e che questo problema è ancora lontano dall’essere risolto. «La plastica è una risorsa troppo preziosa per diventare un rifiuto e i nostri mari sono un valore da proteggere – spiega Ferrari -. L’industria europea sostiene l’obiettivo: mai più plastica negli ambienti marini». Il fenomeno sta però assumendo proporzioni sempre più preoccupanti «anche nel Mediterraneo – dice il presidente di Legambiente Stefano Ciafani -. La plastica è il materiale più ritrovato nell’ambiente marino e costiero a causa della cattiva gestione dei rifiuti e dell’abbandono consapevole. I dati dei nostri monitoraggi, realizzati con Goletta Verde e i nostri circoli locali, evidenziano però come gran parte di questi rifiuti possano essere riciclati». Di qui l’importanza delle politiche di prevenzione che in Italia, più che in altri paesi, hanno preso piede. Il nostro paese «gioca un ruolo da apripista, grazie alle esperienze avanzate di economia circolare e alle norme approvate negli ultimi anni per prevenire il problema del marine litter. Servirebbe però una politica integrata tra tutti i paesi del Mediterraneo», sostiene Ciafani.

Al Polytalk hanno partecipato 180 rappresentanti del mondo politico, dell’industria, delle principali associazioni non governative e scienziati di tutto il mondo. La Plastic strategy della Ue «ha dato obiettivi molto sfidanti», osserva Ferrari e a questo proposito Karmenu Vella, commissario europeo per l’Ambiente, gli Affari marittimi e la Pesca, ha spiegato che «la Commissione europea vuole poter contare su un’industria della plastica intelligente, innovativa e sostenibile. Un buon uso delle nostre risorse si ripercuote positivamente a livello ambientale, sociale ed economico. Lavorando insieme possiamo identificare un modo nuovo, per produrre meglio».

Ciafani, nel suo intervento, ha sottolineato «l’importanza dell’impegno che anche il mondo dell’impresa sta mettendo in atto per dare un contributo a trovare una soluzione al problema della plastica in mare e del riciclo. C’è una consapevolezza sempre più forte che parte proprio dalle imprese». La produzione di plastica nel 2016 è stata di circa 280 milioni di tonnellate. La metà avviene in Asia: il 29% in Cina, il 4% in Giappone e il 17% nel resto dell’Asia. Il 19% è in Europa, il 7% nel Middle East e in Africa, il 18% nell’area Nafta, il 4% in America Latina. In Europa il riciclo, come detto, è aumentato e il ricorso alla discarica è al 27,3%. L’approccio per migliorare ancora questi dati, dice Ciafani, proponendo un’immagine del rugby, «dovrebbe essere quello del pacchetto di mischia dove tutti gli attori si abbracciano per fare meta».

Da Malta i produttori hanno lanciato un appello forte per la condivisione di progetti comuni che coinvolgano istituzioni e attori sociali di altri Paesi, affinché si impegnino per una corretta gestione dei rifiuti, anche attraverso una maggiore attenzione al fine vita della plastica, a livello mondiale. Un appello che è stato favorevolmente colto e sostenuto dai rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni. «Il nostro impegno non si ferma – conclude Ferrari – vogliamo incrementare la nostra attività in settori chiave, identificare le lacune esistenti nella conoscenza del problema e discutere su come migliorare le

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