testo tratto da greenreport.it del 10 luglio 2019

Le imprese di settore chiedono con urgenza un nuovo provvedimento normativo. Effetti paradossali per l’emendamento Lega-M5S nato per favorire l’economia circolare. Utilitalia: rischio che «lo smaltimento in discarica diventi l’unica possibile strada» per i rifiuti

Di Luca Aterini

La nuova normativa nata per stabilire quando un rifiuto cessa di essere tale (End of waste) dopo adeguato processo di recupero congela le autorizzazioni per le attività di riciclo a un quadro vecchio di oltre 20 anni fa, mettendo a rischio la tenuta dell’intero settore: è questo il paradossale effetto del comma 3 dell’art. 184-ter introdotto dalla Lega e dal M5S nel recente decreto Sblocca cantieri. Nato per superare lo stallo in cui l’economia circolare nazionale è costretta dal febbraio 2018, quando una sentenza del Consiglio di Stato ha negato alle Regioni la possibilità di individuare i casi e le condizioni in cui un rifiuto può cessare di essere considerato tale, il comma ha ottenuto il risultato contrario.

All’orizzonte ormai cè «il timore concreto di un completo blocco nelle attività», come spiegano da Utilitalia la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche e il conseguente rischio che «lo smaltimento in discarica diventi l’unica possibile strada gestionale» per i rifiuti, ribaltando la gerarchia indicata dall’Ue dove la discarica è comunque presente ma come ultima opzione.

Il comma «non risolve in alcun modo la situazione di stallo che si è determinata dopo la pronuncia del Consiglio di Stato 1229/2018», come spiegano le aziende di settore: impone infatti alle autorità competenti di rilasciare le autorizzazioni per il recupero dei rifiuti esclusivamente sulla base dei stringenti criteri individuati, a livello nazionale, dai decreti sul recupero in regime semplificato, risalenti a diversi anni fa: «Si tratta di provvedimenti risalenti in alcuni casi alla fine degli anni 90, che per ovvie ragioni non sono in linea con le recenti evoluzioni di tecnologie e processi di trattamento, né in relazione agli standard di prodotto ottenibili, né ai valori limiti dei parametri ambientali di riferimento».

Al contempo, questi stessi decreti «risultano limitati solo ad alcuni flussi di rifiuti ed attività di recupero. Permangono intatti i dubbi sulle modalità con le quali dovranno essere autorizzate o rinnovate attività di recupero che utilizzano tecnologie e processi innovativi, oppure che riguardano i numerosi flussi di rifiuti (come inerti da costruzione e demolizione, pneumatici fuori uso, rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche, scorie da incenerimento) attualmente non contemplati dai decreti sul recupero agevolato».

La conseguenza è che senza una modifica del comma 3 dell’art. 184-ter «moltissimi flussi, nonostante in Italia si siano già sviluppate importanti industrie di riciclo, continueranno ad essere considerati rifiuti anche dopo un trattamento specifico finalizzato al loro recupero. Ciò è in contrasto con gli stessi principi dell’economia circolare ai quali l’End of waste in realtà si ispira, perché la naturale conseguenza sarà un ingente flusso di rifiuti riciclabili verso le discariche». Senza considerare che anche questa tipologia d’impianto presenta volumetrie disponibili sempre più ridotte, tanto che si stima che in appena due anni neanche in discarica ci sarà più spazio: senza interventi, per allora l’unica e insostenibile opzione rimarrebbe quella dell’export di rifiuti all’estero.

Che fare dunque? Per quanto riguarda la partita dell’End of waste il presidente di Unicircular Andrea Fluttero ha presentato all’EcoForum di Legambiente una nuova proposta d’emendamento, che la deputata L’eU Rossella Muroni si è incaricata di sottoporre al sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo, mentre sia il Consiglio nazionale della green economy (Cnge) sia il Circular economy network (Cen) si sono rivolti nei giorni scorsi ai ministri Costa e Di Maio per chiedere «un nuovo provvedimento urgente che, anticipando il recepimento della direttiva europea 2018/851, abroghi la recente normativa introdotta con il cosiddetto decreto Sblocca cantieri e la sostituisca con il testo dell’art.6 della direttiva» che, in assenza di decreti nazionali su questo fronte sono infatti pochissimi i progressi conseguiti dal ministero dell’Ambiente dà alle Regioni la possibilità di integrare le autorizzazioni relative alle attività di gestione dei rifiuti delle quali sono titolari, anche in materia di End of waste.

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