testo tratto da Il Tirreno del 18 maggio 2019


CARRARA. Un progetto pilota improntato al principio di economia circolare di riutilizzo e riciclo dei materiali, a cui ne seguiranno con ogni probabilità altri e attraverso il quale sono state utilizzate 800.000 tonnellate di detriti prese dai ravaneti delle nostre montagne e trasportate via mare, dal porto di Marina, a Vado Ligure per operazioni di riempimento di una banchina portuale. Sono tutte certificate, assicurano, le 17 cave che hanno venduto i detriti alla ditta carrarese San Colombano, aggiudicatasi l’appalto e quindi fornitrice del materiale di riempimento alla ditta di costruzioni Fincost.

Un progetto improntato ai principi di economia circolare, come si diceva, che vede il riutilizzo dei materiali in successivi cicli produttivi.A illustrare il progetto, Carla Roncallo Presidente dell’Autority Portuale, assieme all’Assessore allo Sviluppo economico e alla Pianificazione dell’Economia del mare Andrea Raggi, all’Amministratore Delegato della Perioli Spa Michele Giromini, al Direttore di Confindustria Livorno Massa-Carrara Umberto Paoletti e a Edoardo Vernazza, titolare della ditta carrarese San Colombano, acquirente del materiale e fornitrice alla ditta con incarico di costruzione della banchina. L’operazione, che si è sviluppata attraverso un flusso alimentato da 200 passaggi di camion, è iniziata nel mese di settembre e sarà ultimata a fine giugno, ma sta aprendo la strada ad altri progetti dello stesso tipo.

«Riteniamo che l’esperimento abbia funzionato: le cose sono andate meglio di come pensavamo. Vorremmo incrementare i traffici portuali e grazie a questo esperimento abbiamo capito che l’operazione si può ripetere e che va a beneficio dell’attività di cava e dell’attività del porto. Abbiamo infatti previsione di grossi e altri lavori di riempimento e questo materiale è ideale» ha annunciato Carla Roncallo ricordando come, con l’ingresso nel sistema portuale dei nuovi operatori Grendi e Perioli, il trend negativo del porto si sia invertito e come questo progetto pilota si vada ad allineare a questa inversione di tendenza.

«Noi siamo stati strumento credo importante, di questa operazione perché il passaggio dal porto è fondamentale-ha fatto il punto anche Michele Giromini Amministratore delegato della Dario Perioli Spa che gestisce la banchina Chiesa, il quale ha sottolineato l’approccio di squadra da parte di tutti i soggetti coinvolti, aggiungendo-il nostro obiettivo è crescere e creare benessere per tutti».

Un’operazione salutata con entusiasmo anche da Confindustria che attraverso le parole di Umberto Paoletti, Direttore di Confindustria Livorno Massa-Carrara ha espresso ottimismo per il progetto definito esempio e modello da seguire, capace di coniugare attività industriale, portuale, nautica e turistica in termini di compatibilità ambientale: «Serve a fare in modo che la Costa contribuisca al Pil toscano-ha asserito riconoscendo il gap industriale tra l’entroterra e la zona costiera- e dimostra le potenzialità del porto di Marina di Carrara al quale teniamo tutti». Edoardo Vernazza, che ha rimarcato come con l’operazione ci sia stato un incremento del gettito fiscale attraverso la tassa marmi stimato intorno ai 6/700.000 euro, ha illustrato nei dettagli il progetto nelle varie fasi di sviluppo.

Un’operazione che ha incontrato i favori anche dell’Amministrazione: «È un momento molto importante-ha considerato Andrea Raggi- perché si parla di asportazione delle terre che sono uno dei principali fattori di rischio idrogeologico del territorio su cui viviamo: la messa in sicurezza coniugata all’attività imprenditoriale non può che essere incoraggiata dall’Amministrazione».
–Francesca Vatteroni

Share This