testo tratto da La Repubblica del 19 luglio 2019

di Federica Venni


Scarti provenienti da attività agricole e agro- industriali, macerie che si accumulano con le demolizioni e le costruzioni, residui di scavi, di lavorazioni, di processi industriali e attività sanitarie, fanghi, amianto, vernici, barattoli.

Alla voce rifiuti speciali la Lombardia è prima in classifica, sia per la produzione che per la gestione. La regione infatti ha accumulato nel 2017 30,8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, il 22,2 per cento del totale generato in Italia, seguita da Veneto (15 milioni di tonnellate) ed Emilia Romagna (13,7 milioni).

A disegnare la cartina geografica di tutta quell’immondizia che non è classificabile come urbana o prevalentemente domestica, è il report annuale dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Allargando lo sguardo, la sola macroarea del Nord Italia produce il 58 per cento dei rifiuti speciali del Paese, ben 81 milioni di tonnellate. Il primato, fisiologico ma certo non esaltante, è compensato dal numero di impianti di gestione operativi: 2.176 infrastrutture, il 20 percento di quelle presenti sul territorio nazionale ( 11.209), sono localizzate in Lombardia, 6.415 in tutto il Nord.

La lettura dei numeri è piuttosto intuitiva: come principale regione industriale italiana la Lombardia produce più rifiuti speciali rispetto alle altre. «Certo è che la regione spiega Valeria Frittelloni, responsabile dell’area dell’Ispra che si occupa di Gestione e tecnologie dei rifiuti dà il suo contributo non solo in termini di produzione, ma anche di gestione. Questo significa che la Lombardia ha messo in piedi un buon sistema di impianti, con una dotazione che, coprendo tutte le tipologie di rifiuti, è la migliore d’Italia » .

Ma tutta questa immondizia deve allarmare i lombardi? « Nel suo complesso, va detto, la produzione di rifiuti speciali è in aumento: si parla precisa l’esperta di un tre per cento in più rispetto al 2016 (i numeri analizzati dal report si riferiscono al 2017, (ndr), ma bisogna specificare che ad aumentare sono i rifiuti speciali non pericolosi, mentre quelli pericolosi, cioè con un maggior numero di sostanze inquinanti, restano stabili » . Amianto, vernici, materiali che derivano da combustioni o dal trattamento di altri rifiuti in sostanza non sono cresciuti. Ma nemmeno diminuiti, così come tutto il resto dell’immondizia industriale: «È chiaro che la necessità di diminuire la produzione di scarti deve coniugarsi con la capacità produttiva delle aziende lombarde continua la ricercatrice ed è per questo che una buona pratica è il reinserimento nel processo produttivo dei materiali che escono dal circolo dei rifiuti.

Utilizzare il rifiuto al posto della materia prima, in sostanza, è una soluzione e la Lombardia in questo senso è sulla buona strada». Perché i numeri del riuso, sempre secondo il documento, sono incoraggianti: una buona parte dei rifiuti metallici importati da Paesi come la Germania, ad esempio, vengono destinati al riciclo, principalmente nelle acciaierie della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia».

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