testo tratto da Il Tirreno del 29 luglio 2016

 

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PIOMBINO In attesa dell’incontro del 4 agosto al ministero dello Sviluppo Economico, mercoledì il commissario della Lucchini in Amministrazione straordinaria Pietro Nardi ha pubblicato l’ottava relazione trimestrale. Nel lungo documento, si mette nero su bianco l’intenzione di dismettere il 24,9% di quote di Rimateria possedute e quindi Lucchini si affiancherà, dopo l’autorizzazione ministeriale, al processo di offerta pubblica dell’Asiu per la cessione del 60% per collocare le proprie azioni. Ma, soprattutto, si fa un punto sulla situzione di Aferpi. Punto che conferma le attuali difficoltà. Al punto che Piero Nardi spiega quali sarebbero (al momento in ipotesi, sia chiaro) i motivi di default dell’acquirente: «1) Mancato assorbimento da parte di Aferpi del personale di Piombino in capo all’amministrazione straordinaria entro il 6 novembre 2016, per 721 unità e 2) mancato finanziamento del piano (da parte di azionisti, banche, istituzioni finanziare pubbliche e private)». E, aggiunge Nardi: «Accertato il default, la procedura Lucchini dovrà attivare le garanzie previste dal contratto (escussione pegno sulle azioni o clausola risolutiva) avviando un processo che comporterà comunque problematiche sociali ed industriali di non facile soluzione». Quadrimestre sotto le previsioni. Il momento non semplice e Nardi lo scrive: «Se da un lato il business plan certifica con i risultati economici e finanziari esposti la validità della visione strategica, dall’altro sottolinea un fabbisogno finanziario ben superiore a quanto inizialmente previsto da Cevital e da qualsiasi altro progetto siderurgico europeo in corso di ideazione o attuazione». E ancora: «Nell’ultima relazione, Aferpi riporta informazioni sull’andamento gestionale del primo quadrimestre da cui emerge che “la gestione 2016 sta generando risultati inferiori rispetto al budget, a causa delle limitate disponibilità finanziarie conseguenti alla mancanza di linee di credito bancarie, che non consentono adeguati approvvigionamenti” e “lo stato attuale della tesoreria di Aferpi indica che senza ulteriori linee di credito la produzione dei prossimi mesi dovrà essere fortemente ridimensionata rispetto al budget”. Di tali difficoltà si darà necessaria notizia al sindacato nella riunione presso il Mise in corso di convocazione”. La relazione stima un fabbisogno di 75 milioni di euro nelle diverse forme tecniche (anticipo fatture, lettere di credito, perfomance e bid bond ecc.) che a parere dello scrivente commissario – aggiunge Nardi – è sovrastimato, ma che rimarrebbe di importo comunque elevato tale da richiedere il concorso di una pluralità di soggetti finanziatori. Aferpi si attendeva una risposta positiva dal sistema bancario considerando che l’azionista aveva comunque supportato la società con aumenti di capitale e finanziamenti garantiti per 87 milioni di euro e che il portafoglio ordini è attualmente dell’ordine delle 250 mila tonnellate». I tempi. Nardi prosegue nella sua esposizione dicendo che: «Nella relazione è anche riportato il cronoprogramma relativo agli investimenti che conferma quanto già anticipato nella prima relazione Aferpi, con avvio della produzione di acciaio a fine 2018 e ottimizzazione degli impianti entro fine 2019. Nel detto “timing” si ipotizza la chiusura del contratto di finanziamento per fine ottobre 2016 che, stante la situazione dei rapporti in fase iniziale con i possibili soggetti finanziatori, appare incerta e comunque ottimistica, alla luce della attuale turbolenza dei mercati finanziari e siderurgici. L’Amministrazione Straordinaria Lucchini si è impegnata nel monitoraggio mantenendo anche contatti diretti con il management Aferpi che ci risulta essere alla ricerca di soluzioni per il finanziamento del circolante pur non nascondendo le difficoltà contingenti compreso una “critica trasversale” negativa sul progetto». I numeri del primo anno. E Piero Nardi fa anche un bilancio della produzione del primo anno di gestione Aferpi (la firma del contratto è del giugno 2015): «Nel secondo semestre 2015 Aferpi ha potuto esportare in Algeria circa 60 mila tonnellate che assieme alla produzione a finire per Lucchini (soprattutto rotaie) si arriva a circa 240 mila tonnellate (40/50 mila al mese contro un obiettivo di 70 mila). Nel primo semestre 2016 la produzione media è stata molto variabile ma mediamente sugli stessi livelli del 2015, con una discesa a 30 mila tonnellate nel giugno anche per il blocco delle licenze import in Algeria».

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