tratto da: Il Tirreno 24.10.2015, Cronaca di Piombino-Elba

 

Sì delle banche al piano Asiu risanamento entro il 2017

PIOMBINO Dopo due anni di rosso, nel 2014 erano 700.000 euro con segno meno, nel 2015 Asiu chiude il bilancio in (lieve) attivo. Debito consolidato di 21 milioni di euro a parte, ovviamente, ma proprio in questi giorni le banche hanno dato il proprio assenso al piano di risanamento proposto da Valerio Caramassi che dovrebbe portare a chiudere il buco entro il 2017. Infine, ma si sapeva da tempo, il 28 avverrà il passaggio definitivo del servizio di raccolta dei rifiuti e spazzamento a Sei Toscana. Questo, oltre al progetto per la ripartenza di Tap/Rimateria, è quanto ha comunicato il presidente Valerio Caramassi all’assemblea dei Comuni soci lo scorso lunedì 21 ottobre. Messo a votazione, ha avuto quattro voti favorevoli e l’astensione di Parodi (Suvereto), assente Castagneto. «Con questo atto il Cda di Asiu nominato a luglio – ci dice Caramassi – ha esaurito il suo compito. Adesso la testa la metto tutta su Rimateria. È chiaro che i soci dovranno riunirsi e decidere come andrà avanti Asiu con gli impianti e i 40 dipendenti che resteranno». Bilancio in attivo. Debito a parte, negli ultimi due esercizi Asiu aveva chiuso in rosso. Stavolta, grazie al conferimento in discarica di rifiuti trattati, quindi più pesanti (e il pagamento è a peso), a dicembre 2015 i conti tornano e essere in zona nera. Il passaggio a Sei. Dopo gli ultimi incontri è stato fissato a 1,8 milioni di euro il corrispettivo che Sei pagherà ad Asiu per acquisire il servizio di spazzamento e raccolta dei rifiuti domestici, compresa la differenziata. Sono una novantina i dipendenti che cambieranno casacca. Per gli utenti non cambierà niente, nell’immediato, se non il nome dell’azienda sulle bollette e gli adesivi che vedranno sui camion. Ci sarà da capire se dal 2016 ci sarà un ritocco alla tariffa, visto che la legge impone che copra il 100% del costo. Il piano di risanamento. Le banche hanno dato il via libera al piano industriale 2015-2017 che, nelle intenzioni di Valerio Caramassi, porterà a coprire il buco di 21 milioni. Fino a qualche mese fa, con l’ipotesi di chiusura della discarica, i milioni erano 30, perché 9 servivano per il “post mortem” dell’impianto stesso, ma adesso le prospettive sono cambiate e questi soldi sono stati rinviati a data da destinarsi. «Il progetto di riqualificazione paesaggistica – spiega Valerio Caramassi – sarà presentato entro gennaio e prevede che si vada a riempire lo spazio fra l’attuale discarica e quella ex Lucchini, acquisita da Asiu. In questo modo avremo altri cinquecentomila metri cubi di spazio che valgono 25 milioni di euro». Il riempimento sarà affiancato da una serie di lavori di “abbellimento”, con piante e altri progetti allo studio. «Contiamo di avere le necessarie autorizzazioni entro l’estate 2016, i contatti con gli Enti sono già ben avviati». Rimateria. Altro discorso riguarda l’impianto Tap, ora Rimateria, di cui Asiu detiene il 75,1% e la ex Lucchini il 24,9%. Azioni, queste ultime, che Nardi non aveva inserito nel perimetro del pacchetto acquistato da Cevital, ma che ora potrebbero essere acquisite da Aferpi. Quelle di Asiu sono in parte in vendita. «Rimateria si muove su due diversi “drive”: il riciclo dei materiali presenti e futuri e lo smaltimento in sicurezza dei materiali presenti e futuri che non si possono riciclare. Per capire: le scorie sono riciclabili, le polveri di abbattimento dei fumi vanno inertizzate e smaltite, l’amianto va smaltito in sicurezza. Il rapporto vede un 70-75% di riciclo e il restante di smaltimento». Si chiarisce a cosa serve il conglomix? «Intanto abbiamo deciso di chiamarlo “misto cementato”, perché sostituisce il calcestruzzo. La parte riciclabile sostituisce quindi il materiale vergine nelle infrastrutture, come le opere portuali, ma potrebbe essere usata anche nella nuova 398, quando sarà fatta. Invece non è sostituibile il materiale di cava finalizzato ai processi industriali». Ma chi decide chi lo può usare? «Va spazzato via un equivoco. La legge che impone di usarlo c’è già. Quindi non si può, ma si deve. Anche l’ultima legge regionale sui rifiuti lo ribadisce. Vanno solo adeguati i capitolati. Non ci sono forzature, le norme prevedono già che le stazioni appaltanti mettano questo materiale nelle gare». E Aferpi comprerà le quote? «Basterà che facciano due conti. Secondo la mia analisi è uno scenario “win win” (vantaggioso per tutti, ndr). Di fatto loro entrando in Rimateria ci manderebbero i rifuti da riciclare e smaltire, a zero costi di trasporto, avrebbero indietro il “misto cementato”, che costa meno del calcestruzzo, per infrastrutture e bonifiche, e parteciperebbero anche agli utili. E, comunque, visto il tessuto industriale di Piombino, sia pur con altri flussi di materia, Rimateria può stare in piedi anche senza gli algerini, offrendo servizi come bonifiche, amianto, inertizzazione di rifiuti pericolosi e riciclo dei non pericolosi. E dal mercato, italiano e estero, stanno già arrivando segnali importanti». E le cave? «Hanno un dovere e un’opportunità. Il materiale vergine va sostituito per obbligo di legge e possono variare il loro business. Infine preservano il capitale naturale». Quindi offrite le quote? «Sono disposto a scendere fino al 20% dal 75,1% di adesso. Per legge, però, resteranno pubblici la strategia e il controllo». Ultima cosa: dove smaltirete i rifiuti non riciclabili? «Nella famosa area Li53, accanto alle discariche. Del resto già dal maggio del 2014 c’è un decreto del ministero dell’Ambiente che ci chiede di togliere i cumuli che ci sono adesso e di farci una discarica».

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