testo tratto da Il Tirreno del 12 febbraio 2018

PRATO C’è un motivo se lo stabilimento del Consorzio Calice ha chiuso i battenti da un giorno all’altro, lasciando a piedi le tante imprese edili del territorio che devono scaricare inerti.

In seguito a un’ispezione dell’autorità giudiziaria, avvenuta martedì 6 febbraio, è scattata la chiusura dell’impianto di recupero degli scarti provenienti da attività di demolizione e costruzione bloccando così di fatto l’operatività del sito. Le verifiche condotte sul posto dal gruppo forestale dei Carabinieri coadiuvato dall’Arpat avrebbero fatto emergere presunte irregolarità nell’utilizzo dell’impianto installato dieci anni fa a servizio dei cantieri per realizzare la seconda tangenziale Ovest.

Il Consorzio oggi composto da tre imprese del territorio (Cafissi Alvaro, Co.Edil, Endiasfalti) può operare in virtù di una convenzione stipulata per la prima volta con il Comune di Prato nel luglio 2008, in base alla quale veniva autorizzato un impianto di recupero e riciclo degli inerti a Pantanelle su un’area di circa 10mila metri quadrati (di proprietà comunale) interessata dal sedime viario della seconda tangenziale. Convenzione prorogata prima fino all’ottobre 2013, rinnovata fino all’ottobre 2016 e di fatto ancora valida fino a che non decadrà l’autorizzazione ambientale rilasciata dalla Regione Toscana (ovvero quando sarà pronta l’area inerti all’altezza del casello di Prato Ovest individuata dal Comune e per la quale è in corso un iter urbanistico).

Stando ad alcune indiscrezioni trapelate negli ambienti dell’edilizia, sembra che il problema del Consorzio Calice sia da ricondursi alla commercializzazione degli inerti collegati al cantiere per la seconda tangenziale non ancora completata. Stando alla vecchia convenzione, il Consorzio doveva conferire gratuitamente al Comune 45mila metri cubi di materiale inerte riciclato (valore di 10 euro al metro cubo) per la costruzione della seconda tangenziale. «La proroga – si legge fra le righe di una delibera del 4 marzo 2014 – consentirà al Comune di completare la fornitura del materiale per la massicciata stradale dei lotti ancora in corso di realizzazione della seconda tangenziale».

Nel frattempo, 200 imprese edili pratesi non hanno più un luogo dove scaricare cemento, mattoni, vetro, asfalto e tutti gli altri materiali edili “di scarto” che possono diventare nuova materia prima se inseriti in una filiera di riciclo e recupero: a far suonare l’allarme due giorni fa era stato il presidente della categoria edili di Confartigianato Prato Stefano Crestini, lamentando la mancanza sul territorio di un sito idoneo per lo smaltimento e stoccaggio degli inerti con il rischio di vedere lievitati i costi per le aziende che dovrebbero rivolgersi a strutture fuori provincia. In realtà, l’attività di recupero di inerti proveniente da costruzione e demolizione è quella in cui è specializzata la Varvarito Lavori presente da tanti anni sul territorio ma semmai più legata agli appalti delle grandi opere.

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