testo tratto da La Nuova Ecologia del 14 agosto 2018

Una parte importante della plastica che arriva in mare deriva dal nostro turismo.

 

Il monitoraggio del progetto Clean Sea Life su 27 spiagge di 9 regioni italiane mostra come un terzo dei rifiuti sulle spiagge sia riconducibile a questa causa: giocattoli, puntali d’ombrellone, flaconi di creme solari, occhiali, ciabatte, costumi, riviste, involucri di gelati, caramelle, snack, mozziconi di sigaretta, bicchieri, cannucce, piatti, posate e bottiglie monouso dimenticati in spiaggia ogni giorno dai turisti o dispersi a causa della limitata capacità di gestione dei rifiuti delle località balneari, spesso insufficiente a fronteggiare l’affluenza di Ferragosto.

Basta scendere in spiaggia la mattina presto per trovare decine di bicchieri e cannucce di plastica degli happy hour conferma Eleonora de Sabata, portavoce del progetto, co-finanziato dal programma LIFE della Commissione Europea, il cui capofila è il Parco Nazionale dell’Asinara Ma a fine giornata anche i cestini alle spalle della spiaggia sono spesso stracolmi: a quel punto basta un colpo di vento o il passaggio di un animale randagio per disperdere i rifiuti nell’ambiente.

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