testo tratto da La Nazione del 02 febbraio 2019

FIRENZE. PROTESTANO gli industriali per l’aumento dei costi di smaltimento in discarica dei rifiuti industriali, scattato lo scorso primo gennaio.

A scagliarsi contro l’incremento della cosiddetta ecotassa, che arriva a punte del 45-50 per cento, sono soprattutto le industrie cartarie lucchesi, le imprese tessili del pratese e chi lavora il marmo. Ma il rincaro dell’ecotassa va a colpire in generale non solo il mondo industriale, ma tutte le attività e anche le famiglie residenti nei comuni – 187 nella regione – che ancora non hanno raggiunto il 65 per cento di raccolta differenziata e che si ritroveranno nelle bollette della Tari un’ecotassa più pesante.

L’AUMENTO delle aliquote del ‘tributo speciale per il deposito in discarica e in impianti di incenerimento senza recupero energetico dei rifiuti solidi’, previsto dalla legge regionale 45 approvata, tra le proteste, nel 2016, era stato congelato da disposizioni nazionali, fino all’ultima legge di bilancio, che invece ha consentito la sua entrata in vigore. «E’ UN AUMENTO – commenta Alessio Marco Ranaldo, presidente di Confindustria Toscana – che toglie competitività alle imprese toscane. Il che significa che se gli imprenditori vogliono stare sul mercato devono ridurre i margini e di conseguenza gli investimenti. Un circolo vizioso che non fa bene all’economia».

«Sul tema della gestione dei rifiuti – sottolinea Ranaldo – ci sono dei tavoli aperti. E’ arrivato il momento di affrontare il problema di petto, tutti insieme». IL PRESIDENTE degli industriali toscani chiede alla Regione di congelare gli aumenti, almeno fino a che non si sia trovata una soluzione al problema. Anche perché in Toscana gli impianti per smaltire i rifiuti speciali non ci sono, i termovalorizzatori, vedi quello di Case Passerini, non si fanno, e le discariche sono insufficienti. «E’ vero – conclude Ranaldo – che lo smaltimento dei rifiuti speciali è di competenza delle aziende, ma questa legge è stata fatta perché le imprese non conferiscano i rifiuti in discarica e ad oggi in Toscana non ci sono impianti che offrono un’alternativa».

«Comprendo la posizione delle imprese, con le quali abbiamo già avviato un confronto», risponde agli industriali l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni. «Ma la Regione ha la responsabilità dei rifiuti urbani, non di quelli speciali, che sono oggetto di libero mercato. Sono dunque le aziende – è l’invito dell’assessore – a dover presentare dei progetti per la realizzazione di impianti dedicati allo smaltimento dei rifiuti industriali». «Da parte nostra – conclude l’assessore – c’è la piena collaborazione perché i progetti presentati vengano inseriti nei piani e perché tutte le procedure vengano espletate velocemente».

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