testo tratto da greenreport.it  2 ottobre 2018

di
Luca Aterini

Da causa di disagi e maleodoranze a fonte di energia pulita: a causa di lacune impiantistiche ereditate dalla precedente gestione, la non corretta gestione nei mesi scorsi del biogas prodotto in discarica da Rimateria – azienda attiva a Piombino nell’economia circolare – è stato uno dei principali elementi che ha portato al sequestro dell’impianto il 21 marzo, interrompendo così i lavori di risanamento già in essere, poi prontamente ripresi nei mesi successivi fino ad arrivare al punto di svolta illustrato ieri alla cittadinanza in un incontro aperto al Multizonale.

 

Il direttore di Rimateria, Luca Chiti, ha illustrato l’avanzamento dei lavori a Ischia di Crociano: sono stati completati i 58 pozzi di captazione del biogas previsti dal cronoprogramma consegnato alle autorità giudiziarie e alla Regione, ed entro la fine di ottobre «il biogas potrà alimentare i motori per la produzione di energia elettrica. Pertanto – spiegano dall’azienda – non solo Rimateria diventerà autosufficiente sul fronte energetico ma sarà anche in grado di cedere una quota eccedente di elettricità alla rete pubblica». Passi avanti decisivi anche sul fronte dell’abbattimento del percolato che oggi – ha confermato Luca Chiti – è a livelli molto bassi: «Nonostante le note difficoltà economiche – ha aggiunto – abbiamo investito sull’abbattimento del percolato, che oggi è a livelli minimi». Gli stessi carabinieri del Noe che a marzo sequestrano l’impianto hanno “certificato” la realizzazione di questi interventi permettendo così di dissequestrare la discarica ex Asiu, come ordinato nelle settimane scorse dal Tribunale di Livorno.

Come spiegammo a marzo con l’aiuto dell’Arpat, a determinare la produzione di biogas è il conferimento in discarica di rifiuti biodegradabili; a sua volta il biogas contiene sostanze con elevato potere odorigeno come, ad esempio, l’idrogeno solforato, e da qui il problema delle acute maleodoranze (ma nessun rischio per la salute, come già documentato). Per affrontare il problema tutte le discariche devono essere gestite per ridurre al minimo le emissioni di biogas, grazie a un’efficace rete di captazione con utilizzo del biogas per fini energetici o, in alternativa, con avvio dello stesso alla combustione mediante una apposita torcia; Rimateria ha puntato sull’opzione più sostenibile, quella del biogas come fonte energetica.

Si tratta di uno dei principali temi emersi ieri al Multizonale, durante il 37esimo incontro di Rimateria aperto a tutta la cittadinanza – confermando una “pratica di trasparenza” praticata concretamente in tutti questi anni –, che ha rappresentato un’occasione di confronto particolarmente preziosa: quello di ieri era infatti il primo incontro dopo il dissequestro totale ordinato dal Tribunale di Livorno, dopo il cambio di presidente (carica ricoperta prima da Valerio Caramassi e oggi da Claudia Carnesecchi) e dopo l’ingresso del nuovo socio Unirecuperi nel capitale sociale dell’azienda. Sala piena e grande attenzione, dunque: è stato un lungo, pacato e civile faccia a faccia tra i vertici della società e gli intervenuti che hanno potuto chiedere informazioni sullo stato delle opere per la gestione in sicurezza degli impianti e sui progetti in cantiere entro la fine dell’anno.

Entro la fine di ottobre, oltre all’autoproduzione di energia da biogas, dovrebbe essere anche completata la documentazione richiesta a proposito del progetto industriale Rimateria nei 60 pareri espressi dagli organi competenti e nelle 24 osservazioni avanzate dai cittadini. Entro fine anno sono invece attese novità sul fronte della cessione – annunciata da anni – di un altro pacchetto pari al 30% delle quote societarie.

La presidente Claudia Carnesecchi ha infatti introdotto la serata sottolineando che la sua gestione si muoverà in continuità con il mandato ricevuto dall’assemblea dei soci e con il piano industriale dell’azienda: «La cessione del 30% delle quote a Unirecuperi – ha spiegato Carnesecchi – conclude un primo step del piano di rafforzamento societario e di acquisizione di competenze non solo nel trattamento dei rifiuti speciali ma anche per le bonifiche. Ora stiamo lavorando alla cessione di una seconda quota, anch’essa del 30% , verso nuovi soci altrettanto qualificati. Confidiamo di concludere entro la fine dell’anno».

Una scelta che s’inserisce in un quadro più generale, delineato al termine del dibattito dal direttore Luca Chiti: «La produzione di rifiuti potrà anche diminuire ma con i rifiuti dobbiamo sapere convivere: ciò significa gestirli bene e in sicurezza perché altrimenti se ne ha dei danni anche seri. I rifiuti non vanno negati ma gestiti sapendo che tutto ciò richiede competenze e risorse».

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