testo tratto da Infobuild del 26 aprile 2018

di: Arch. Gaia Mussi

L’edilizia è responsabile del prelievo di molte risorse naturali e il suo impatto ambientale è reso ancor più critico dalla grande quantità di rifiuti prodotti nelle diverse fasi dei suoi processi. Una progettazione consapevole, il corretto smaltimento e il recupero degli scarti sono fondamentali per garantire sicurezza sia all’ambiente che all’uomo.

 

L’impatto che l’attività umana ha sull’ambiente è molto elevato e, semplificando, da un lato abbiamo il prelievo e l’uso di risorse naturali spesso incontrollato ed eccessivo, dall’altro la produzione di scarti come risultato delle varie attività svolte. Parlare di rifiuti significa trattare un problema attualissimo. In campo edile la materia è regolata da apposite normative e, a seconda della tipologia di rifiuto, si dovrebbe percorrere la strada più virtuosa per il suo smaltimento o – ancora meglio – per il suo riciclo/riutilizzo. Importante anche l’approccio progettuale, che permetterebbe un ciclo virtuoso fin dal principio, con un uso razionale di risorse, l’utilizzo di materiali riciclabili e riciclati.

I rifiuti in edilizia e la loro classificazione

In edilizia i rifiuti sono i prodotti di scarto generati durante i vari processi edili che interessano un edificio nelle sue diverse fasi di vita: principalmente costruzione, ristrutturazione e demolizione. Una principale differenza tra i due “momenti”, riguarda la grande disomogeneità dei rifiuti in fase di demolizione. Questo è il motivo per cui una prima ed importantissima operazione – valida per qualsiasi scelta sulla metodologia di smaltimento e/o recupero di materiali – è quella di separare i diversi rifiuti, in quanto dovranno poi essere trattati e smaltiti in modi differenti.

Ecco spiegato perché molte imprese addette alla demolizione, optano per un processo di demolizione selettiva, agevolando le operazioni successive in quanto la separazione dei materiali è gestita fin dalle prime fasi. Infatti, i rifiuti da costruzione e demolizione (CDW, Construction Demolition Waste) sono composti da un’ampia gamma di materiali, quali calcestruzzo, metallo, legno, laterizi, plastica, materiali lapidei, …

Tutti questi prodotti di scarto sono così classificati secondo i codici europei dei rifiuti CER, entrati in vigore nel 2015 secondo la Decisione 2014/955/UE. Gli scarti da costruzione e demolizione sono rifiuti speciali, per i quali deve essere garantita una separazione dalle altre tipologie di rifiuto. Il codice CER 17 raggruppa tutti i rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione – includendo anche il terreno proveniente da siti contaminati – e una serie di sottoclassi individua nello specifico la natura del materiale di scarto (ad esempio cemento, mattoni e ceramiche ricadono nel codice 1701, così come i metalli nel 1704).

Chi deve occuparsi dello smaltimento dei rifiuti edili?

Il Decreto Legislativo 152/2006 “Norme in materia ambientale” – e successive modifiche – fa da riferimento per la gestione dei rifiuti. Secondo il decreto la responsabilità dello smaltimento dei rifiuti edili ricade sul produttore delle macerie, che nella maggior parte dei casi corrisponde con l’impresa edile incaricata della costruzione o della demolizione. Il Testo Unico dell’ambiente, infatti, definisce il produttore come “la persona la cui attività ha prodotto rifiuti, cioè il produttore iniziale e la persona che ha effettuato operazioni di pretrattamento o di miscuglio o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione dei rifiuti”.

Di conseguenza, spetterà all’impresa la corretta gestione dell’iter per lo smaltimento, che prevede un deposito temporaneo in cantiere in aree delimitate o in cassoni mobili (regolato dalla normativa, con tempistiche definite limitate, per volumi non superiori a 30 mc e con massimo 10 rifiuti classificati come pericolosi), la comunicazione all’albo dei gestori ambientali, l’identificazione dei rifiuti e il corretto trasporto ad un centro di raccolta e smaltimento autorizzato. Lo smaltimento di questi rifiuti, inoltre, può essere gestito esclusivamente dalle imprese correttamente iscritte all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, motivo per cui un’impresa edile o un soggetto privato possono decidere di delegare a imprese competenti e specializzate l’impegno dello smaltimento.

Invece, per quanto concerne l’identificazione dei rifiuti accennata prima, si tratta della compilazione di un apposito formulario (FIR – Formulario di identificazione dei rifiuti, previsto solo per quantità di macerie superiori ai 30 kg al giorno) in cui devono essere specificati l’origine delle materie, la tipologia di rifiuti, la quantità che si trasporta, l’impianto di smaltimento di destinazione e il tragitto eseguito durante la fase di trasporto. Questa procedura è necessaria a rendere sempre più sicura e chiara la tracciabilità dei rifiuti, gestita attraverso il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) istituito dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Questo sistema è stato realizzato per informatizzare la tracciabilità dei rifiuti speciali e da giugno 2016 sono in vigore nuove linee guida, con l’aggiornamento del manuale Operativo SISTRI e il manuale sulle procedure di iscrizione e gestione del fascicolo azienda.

Recupero, riciclo e riutilizzo

Dato l’ingente prelievo di risorse naturali che caratterizza il settore delle costruzioni, per ridurre l’impatto ambientale è importante valutare una strada alternativa al semplice smaltimento dei rifiuti in centri autorizzati. Le macerie e gli scarti del processo edile possono diventare importanti risorse, grazie al riciclo, al recupero e al riutilizzo. La ricerca e la sperimentazione hanno regalato risultati interessanti nel campo del riciclo dei materiali edili, ma l’Italia è ancora tra i Paesi Europei con una bassa percentuale di riciclo di rifiuti edili (circa il 10%), pratica che chiaramente deve essere regolata da una precisa normativa.

Il DM 186/2006 ha apportato modifiche al precedente decreto che trattava l’individuazione dei rifiuti non pericolosi da sottoporre a recupero e la normativa impone una serie di pratiche da rispettare per il riciclo e il riutilizzo dei materiali provenienti dal cantiere, con precisazioni in merito la percentuale di riciclo ammissibile per nuovi materiali, le provenienze dei rifiuti riciclabili, le caratteristiche di questi scarti e standard di sicurezza minimi.

Allo stesso modo la norma definisce la procedura da rispettare per trasformare gli scarti in risorse. Come anticipato, la corretta gestione in cantiere dei rifiuti edili è fondamentale, le terre e le rocce da scavo saranno separate dagli inerti, dai materiali combustibili e da tutti quegli scarti difficilmente identificabili. In quest’ottica la demolizione selettiva è l’approccio migliore e più efficiente e per quanto possa inizialmente presentare costi maggiori, offre poi un notevole risparmio in fase di smaltimento dei rifiuti edili.

Successivamente tutti i materiali dovranno essere sottoposti a diverse operazioni e trattamenti per renderli adatti al riciclo e al riutilizzo, che variano in base alla natura del materiale e alla sua provenienza.
Per citare un esempio di possibile riciclo, si pensi ai detriti derivanti dalla demolizione di elementi in calcestruzzo che possono essere utilizzati per realizzare sottofondi stradali oppure essere triturati e trasformati in aggregati per la produzione di nuovo calcestruzzo. I rifiuti inerti prodotti in Italia sono davvero molti e il loro riciclo, in merito al quale sono numerose le ricerche in atto, potrebbe aprire scenari molto interessanti, anche in relazione ad una Direttiva Europea del 1998 che vorrebbe entro il 2020 il recupero del 70% dei rifiuti edili.

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