testo tratto da Teknoring del 12 settembre 2019

In Italia manca un regolamento End of waste per riciclare i 57 milioni di tonnellate di rifiuti inerti prodotti. Per l’Unione Europea il settore dei rifiuti da costruzione e demolizione è prioritario per un’economia più circolare e il contenimento delle emissioni di CO2, come stabilito dall’Accordo di Parigi.

La questione dei rifiuti inerti, i settori del cemento e del calcestruzzo e l’intera filiera delle costruzioni sono intimamente connessi. E ricoprono un ruolo di rilievo per l’attuazione pratica dell’economia circolare come strumento per il contenimento delle emissioni di CO2. E per il raggiungimento degli obiettivi ‘di Parigi (COP21). Per questo, Federbeton ha pubblicato un position paper in cui vengono illustrate le strategie da implementare. In Italia, però, manca una normativa End of Waste per il riciclo dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione.

I dati sui rifiuti inerti

Si stima che con la crescita demografica in atto, i consumi mondiali di cemento possano passare dai 3.3 miliardi di tonnellate del 2010 ai 4.3 nel 2030 e ai 4.6 nel 2070. In volume, quella delle costruzioni è la più grande fonte di rifiuti in Europa. Ma di questi quasi il 90% può essere rivalorizzata, anche se in gran parte viene declassata in applicazioni di basso valore. Solo in Italia, ogni anno vengono prodotti 57 milioni di tonnellate di rifiuti inerti da costruzione e demolizione (C&D) regolarmente censiti. Questi inerti rappresentano da soli il 41% di tutti i rifiuti speciali prodotti nel nostro Paese.
Il 28% delle emissioni globali è causato dall’energia consumata dagli edifici. Mentre l’11% delle emissioni globali è legato alla costruzione e alla vita utile delle strutture. Quest’ultima cifra tenderà ad aumentare drasticamente a causa della crescita urbana se non sarà adeguatamente monitorata e gestita. In Europa, l’intero ciclo di vita degli edifici, dall’estrazione delle materie prime alla produzione e al trasporto dei materiali e dei prodotti, dalla loro messa in opera al fine vita, comprese demolizione e gestione dei rifiuti che ne derivano, è responsabile:

del 40% di tutto il consumo di energia;

circa il 35% di tutte le emissioni di gas serra;

di metà di tutto il consumo di materie prime;

di un terzo di tutta l’acqua utilizzata.

Gli Accordi di Parigi

‘Nel dicembre 2015, alla 21esima Conferenza delle Parti sul Clima delle Nazioni Unite (COP21), 195 Paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale: l’accordo di Parigi, che impegna la comunità internazionale a mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dell’1,5 °C. Per raggiungere questo obiettivo, l’accordo richiede una decarbonizzazione degli edifici e dell’intero settore delle costruzioni a livello globale entro il 2050.
L’Unione Europea ha guidato con forza l’azione globale per l’efficienza energetica degli edifici negli ultimi decenni e ha espresso la volontà di andare verso un uso efficiente delle risorse e flussi circolari di materia nell’ambito del proprio Piano dazione per l’economia circolare. Il settore dei rifiuti da costruzione e demolizione è stato definito come uno dei cinque settori prioritari per un’economia più circolare. Non solo la filiera del cemento e calcestruzzo, ma tutti i materiali da costruzione devono essere progettati secondo criteri di sostenibilità e scelti dai progettisti non solo in funzione delle caratteristiche strutturali, ma anche delle caratteristiche di sostenibilità conferibili all’opera in termini di risparmio di risorse naturali e di emissioni di CO2.

Il position paper di Federbeton


Il position paper di Federbeton ha l’obiettivo di far conoscere le tecniche, le strategie e le azioni messe in atto dai settori del cemento e del calcestruzzo e le loro applicazioni nell’ambito dei principi dell”economia circolare, in funzione degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra fissati in base all’Accordo di Parigi; della proposta di Piano nazionale per l’energia e il clima del Ministero dell’Ambiente; e del recepimento del Pacchetto di direttive sulleconomia circolare. L’utilizzo di materiali riciclati, sottoprodotti, End of Waste nel processo produttivo del cemento e nel prodotto calcestruzzo, insieme alluso di combustibili alternativi e alla realizzazione di prodotti innovativi, rappresenta un modo per ridurre il conferimento in discarica di materiali di scarto come plastiche, pneumatici, fanghi, inerti da costruzione e demolizione, rifiuti urbani e anche una strategia di mitigazione dei cambiamenti climatici.
Cinque obiettivi per la filiera del cemento
L’obiettivo del position paper è l’individuazione delle barriere di carattere normativo, culturale, sociale e burocratico che si frappongono al raggiungimento di tali risultati e la proposta di cinque misure concrete per portare la filiera del cemento e del calcestruzzo ad essere ancora più sostenibile, dall’utilizzo dei combustibili alternativi nella produzione del cemento, all’impiego di aggregati di riciclo dai rifiuti da costruzione e demolizione nel calcestruzzo, fino alla digitalizzazione dei progetti e dei processi costruttivi.

Il riciclo dei rifiuti inerti in Italia


Negli ultimi sei anni, il Ministero dell’Ambiente ha varato due decreti End of waste, mentre altri 16, tra cui quello per i rifiuti inerti, sono ancora in lavorazione. Nel frattempo i 57 milioni di tonnellate di rifiuti inerti prodotti ogni anno, e che potrebbero essere in larga parte riciclati, finiscono invece nelle discariche. Secondo una stima dell’Atecap, grazie all’impiego di aggregati da riciclo in sostituzione di quelli naturali, su una produzione di circa 27 milioni di metri cubi di calcestruzzo si potrebbe ottenere un risparmio di aggregati naturali di 15 milioni di tonnellate, cioè un mancato conferimento in discarica di scarti delle costruzioni pari a circa il 10% del totale di rifiuti speciali generati in Italia.

Normativa End of Waste


Per questo, a luglio 2019, 56 associazioni e imprese di categoria, tra cui Cna, Confartigianato imprese, Federbeton, Atecap, Fise Unicircular, Anpar, Legacoop produzione e servizi e il Centro materia rinnovabile, si sono rivolte congiuntamente al ministro dell’Ambiente. Hanno chiesto un nuovo testo di regolamento End of waste per i rifiuti inerti. L’obiettivo delle associazioni è invece quello di arrivare alla redazione di una normativa End of waste per i rifiuti inerti. Servono analisi e verifiche rigorose, ma costruite a misura degli scopi specifici ai quali la sostanza o l’oggetto è destinato (si veda art. 6, par. 1, Direttiva 2008/98). Conciliando criteri ambientali, nel rispetto delle norme in materia, e criteri tecnico industriali, che derivano dalle norme tecniche armonizzate europee e dall’esperienza operativa delle imprese.

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