testo tratto da e-gazette.it del 23 maggio 2019

Un settore in crescita e una miriade di operatori dei quali però solo una piccola parte specializzati. Questa la foto del comparto dei rifiuti speciali tracciata da Arthur D.Little, che sulla base di tale quadro prevede “grandi opportunità di consolidamento”, anche alla luce dell’interesse già evidenziato da soggetti quali Hera (Waste Recycling, Teseco e Aliplast), Iren (San Germano e Cmt) e Estra (Ecolat).

Il report evidenzia innanzitutto come la produzione sia cresciuta del 2% medio annuo nel biennio 2014/2016 a 135,1 milioni di tonnellate. I siti di raccolta e smaltimento presenti in Italia sono circa 14 mila, gestiti da circa 10mila soggetti molto eterogenei tra loro. In particolare, quelli presenti nel recupero sono molto più numerosi (circa 10mila per 13mila siti) rispetto a quelli nelle fasi di smaltimento (circa 2.500 per 3.700 siti) che richiedono una maggiore specializzazione.

Più nel dettaglio, di questi 3.700 siti (concentrati soprattutto nel centro e nord Italia nonché in Sicilia), solo 1.300 sono gestiti da operatori (poco più di 1.000) che hanno come core business i rifiuti speciali. I restanti 2.400 fanno capo a circa 600 utility operanti anche nella gestione integrata dei rifiuti urbani, circa 500 operatori del servizio idrico integrato e circa 1.300 operatori per cui tale attività è accessoria rispetto a quella principale.

Tra i 1.000 operatori “specializzati”, inoltre, solo un terzo gestisce discariche o impianti di trattamento, per cui “il perimetro dei soggetti realmente specializzati in Italia nella fase di smaltimento dei RS risulta essere una nicchia, pari a circa il 12% dei siti totali e il 15% degli operatori presenti lungo l’intera filiera dello smaltimento”, afferma il rapporto. Considerando infine che, a differenza dei rifiuti urbani, il settore opera in libero mercato e non tramite concessioni, ecco che le opportunità di consolidamento risultano evidenti.

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