testo tratto da Il Tirreno del 27 febbraio 2019

Manolo Morandini

Piombino. Ha ripreso a girare. Almeno uno dei due motori. Una marcia silenziosa, in un panorama segnato dalle discariche e dalle industrie. Installati nel 2006, sotto le insegne Tap con un investimento di 1, 2 milioni di euro, a Ischia di Crociano, i propulsori vengono alimentati dal metano estratto dai rifiuti.

Eppure, per anni non se ne è fatto di nulla. Dei quindici pozzi quando l’area è passata in consegna a Rimateria la metà non funzionava da tempo. Il lavoro di ricostruzione e ampliamento della rete di captazione del biogas, che si genera nel processo di fermentazione dei rifiuti della discarica in assenza d’aria, non è stato semplice. Ci sono voluti tempo e risorse economiche per arrivare alla mattina del 25 febbraio. Idealmente, a girare la chiave della messa in marcia è il direttore Luca Chiti. Ma serviranno altri giorni per calibrare i giri del motore che ha una capacità di produzione di energia elettrica di 150 kilowattora.

Intanto, il metano inutilizzato finisce bruciato nella torcia. L’impianto, che dovrebbe essere un presidio di emergenza, ad oggi è l’unico sistema di trattamento del biogas disponibile in azienda. E così continuerà finché il motore non sarà a regime. «L’energia che produce viene impiegata per il nostro fabbisogno e il di più ceduto alla rete elettrica nazionale», dice il direttore Chiti. Tra l’altro, c’è già sulla linea di partenza un secondo motore in grado di produrre 350 kilowattora.

«I motori erano fermi da anni – dice – e segnati dall’usura, perché non c’era una sezione in ingresso per il trattamento del biogas con cui separare e catturare le componenti solforose, che oltre ad essere le responsabili delle maleodoranze, insieme ad altri componenti volatili, sono corrosive». Sono 74 i pozzi per intercettare il biogas previsti nell’ex discarica Asiu, che si estende su un’area di 12 ettari. Nell’estate scorsa ne sono stati realizzati 34 e a seguire altri 12 ex novo arrivando a quota 58. Tutti collegati attraverso cinque sottostazioni che finiscono a un unico collettore più grande, il quale a sua volta tramite un tubo confluisce in una stazione di aspirazione.

La stazione ha una valvola soffiante multistadio che aspira il biogas dai pozzi e lo invia all’impianto di trattamento e da qui ai motori per la produzione di energia elettrica. Oppure alla torcia che brucia il biogas. La novità è stata illustrata ai consiglieri comunali della IV commissione che la mattina del 26 febbraio hanno eseguito un primo sopralluogo alla discarica per verificare l’attuazione delle misure di messa in sicurezza e mitigazione delle maleodoranze come da cronoprogramma di Rimateria.

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